RATAFIÀ (di Champagne)

    RATAFIÀ (di Champagne): bevanda alcolica ottenuto per mutage da un mosto d’uva proveniente dalla zona di produzione dello Champagne (v. “mutizzazione”). Note: La sonorità mediterranea della parola “ratafià” non deve trarre in inganno, poiché si tratta di un prodotto autentico della Champagne, la cui parentela con il vino viene ricordata da una gabbietta la cui funzione è in questo caso puramente simbolica. Il dizionario ortografico Bescherelle del 1848 ricorda che il nome “ratafià” si scriveva un tempo con una “t” finale ereditata dalla locuzione latina res rata fiat (la cosa è ratificata) che si diceva alla fine di un pranzo d’affari concluso positivamente degustando una specie di liquore, a un’epoca in cui la semplice parola data aveva valore di contratto. Oggi, il ratafià di champagne è un alcolico ottenuto con l’aggiunta, a un mosto d’uva appena estratto dal torchio , di un’acquavite con una gradazione di almeno 90%vol, che ha il compito di bloccare di colpo la fermentazione. Con almeno l’80% di mosto e una gradazione tra 16 e 22% voi. di alcol., il ratafià mantiene quindi tutto il sapore e il profumo dell’uva fresca, non essendoci stata fermentazione. Al pari del vino, deve essere travasato, quindi resta da 12 a 15 mesi in fusti di rovere per acquisire il caratteristico colore ambra e il gusto amabile prima di essere messo in bottiglia, dove non invecchierà più. Generalmente degustato come aperitivo, il ratafià può essere anche un ottimo vino da dessert. Va servito molto freddo, ma è preferibile comunque consumarlo senza ghiaccio. Classificato nella categoria degli aperitivi a base di vino, può essere utilizzato anche in cucina, dove non ha nulla da invidiare al porto e, a quanto dicono nella Champagne, rende altrettanto bene del pineau.

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