Viticoltura

    Agronomia della pergola: vantaggi e svantaggi

    APPROFONDIMENTO TECNICO-SCIENTIFICO SUI PRO E I CONTRO DEL RECUPERO IN VIGNA DEL TRADIZIONALE SISTEMA DI ALLEVAMENTO

    Insieme ad Attilio Scienza analizziamo il possibile ritorno della pergola, tra vantaggi climatici,
    limiti tecnici e valore culturale. 
    Flessibilità produttiva, adattamento agli stress ambientali e protezione dell’uva dalle condizioni climatiche estreme, i vantaggi principali; maggiore consumo idrico, difficoltà di meccanizzazione e problemi legati all’umidità, gli handicap.
    “La pergola ha un ruolo culturale e paesaggistico, e in collina o montagna può essere utile
    per vini di qualità” dichiara il professore, che conclude: “Le consuetudini in viticoltura spesso
    vincono sull’innovazione, ma il futuro dipenderà dai costi e dalle scelte dei viticoltori”.

    di MAURIZIO TAGLIONI
     

    La pergola, sistema di allevamento della vite che ha segnato la storia vitivinicola italiana, sta vivendo una fase di rivalutazione. Come descritto nel precedente articolo, questa forma di coltivazione ha conosciuto un declino tra gli anni 70 e 90, soppiantata dalla spalliera per ragioni economiche e tecniche. Oggi, tuttavia, si parla di un possibile “ritorno” della pergola, non solo come elemento di tradizione, ma anche come risposta a nuove sfide climatiche e produttive. 
    Ne abbiamo discusso con Attilio Scienza, professore emerito dell’Università Statale di Milano e tra i massimi esperti di viticoltura a livello internazionale, che ci ha guidato attraverso i vantaggi, gli svantaggi e le prospettive di questosistema con un’analisi lucida e ricca di spunti.
     

    La diffusione in Italia
    La pergola, nelle sue varie declinazioni, ha rappresentato per secoli una forma di allevamento diffusa, adattandosi a contesti geografici e sociali diversi. Essa nasce come strumento di viticoltura promiscua, sollevando l’uva dal terreno per lasciare spazio ad altre colture. 
    “Questo sistema è particolarmente adatto ai terreni collinari, dove sfrutta il pendio senza necessità di ritocchini e offre protezione dalle grandinate”, spiega Scienza. Nel Centro-Sud, in regioni come Puglia, Abruzzo e Sicilia, la variante del tendone si è affermata nel dopoguerra per la produzione di uva da tavola e per le esigenze delle cantine sociali, che richiedevano grandi quantità di uve a basso costo. 
    In aree montane come il Trentino-Alto Adige, la pergola rimane un simbolo di identità culturale. “A Bolzano – sottolinea il professore – nella zona del lago di Caldaro o di Santa Maddalena, la pergola è una sorta di monumento alla diversità e all’appartenenza. La sua struttura, sostenuta in passato da tutori vivi come olmi o ciliegi, consentiva di ottimizzare lo spazio e di integrare la vite in un’agricoltura multifunzionale”.

    Vantaggi: tradizione e adattabilità
    Nonostante il declino, la pergola conserva vantaggi agronomici che ne giustificano la rivalutazione in determinati contesti. “La pergola ha una grande flessibilità produttiva e si adatta meglio agli stress ambientali”, spiega Scienza. La sua struttura consente di lasciare più gemme per ettaro rispetto alla spalliera, garantendo una maggiore stabilità produttiva. “Posso stendere tre, quattro, cinque tralci sulla pergola, aumentando la produzione se necessario”, precisa.
    Un altro punto di forza è la protezione dalle condizioni climatiche estreme. “La pergola protegge l’uva dalla grandine e dall’eccesso di radiazione solare, mantenendo una maggiore acidità e freschezza, caratteristiche fondamentali per vini bianchi, basi spumanti o vini a basso grado alcolico”, sottolinea il professore. 
    Questo aspetto è particolarmente rilevante in un contesto di cambiamento climatico, dove le maturazioni rapide indotte dal caldo possono compromettere l’equilibrio delle uve. Alcuni vitigni, come Garganega, Cortese, Picolit o Trebbiano, si adattano particolarmente bene alla pergola, poiché richiedono tralci lunghi e non sono ideali per sistemi come il cordone speronato. 
    La pergola si rivela inoltre ideale in ambienti collinari o montani, dove la spalliera può risultare meno pratica. “In collina, la pergola utilizza il pendio senza bisogno di sistemazioni intensive, riducendo il rischio di erosione”, nota Scienza. A livello paesaggistico, poi, la pergola è un elemento di grande valore. “Nelle zone tradizionali, come il Trentino o la Valpolicella, la pergola è parte del decoro e dell’accoglienza, un’attrattiva per i visitatori”, aggiunge.
     

    Svantaggi: costi, umidità e limiti tecnologici
    Tuttavia, i limiti della pergola non possono essere ignorati: maggiore consumo idrico, difficoltà di meccanizzazione, e problemi legati all’umidità. “Sotto la pergola si creano condizioni di maggiore umidità, che favoriscono malattie come la botrite, soprattutto in climi umidi, dove il caldo estivo può aggravare i problemi fitosanitari”, avverte Scienza. I costi di gestione rappresentano un altro ostacolo. 
    “La pergola richiede strutture più complesse e un utilizzo maggiore di legno o materiali di supporto, il che aumenta i costi rispetto alla spalliera”, spiega il professore. Anche la manutenzione è più laboriosa: “Mentre la spalliera può essere cimata più volte l’anno – sottolinea Scienza – rinnovando le foglie e riducendo la traspirazione, la pergola, dove la cimatura è più difficoltosa, tende ad avere foglie più vecchie, che consumano più acqua.
    In un contesto di cambiamento climatico, questo può rappresentare un limite significativo, soprattutto in regioni già soggette a stress idrico”.

    Il ritorno della pergola: una reale possibilità?
    Negli ultimi anni, si assiste a un rinnovato interesse per la pergola, soprattutto in aree come la Valpolicella, Soave e il Trentino, dove è rimasta una forma tradizionale. “C’è un ritorno della pergola in alcuni territori dove è sempre stata presente, per vitigni specifici e per produzioni di qualità.
    Questa forma di allevamento potrebbe altresì essere rivalutata per produzioni specifiche, come basi spumanti o vini a basso grado alcolico, soprattutto in collina”, conferma Scienza. 
    Tuttavia, il professore mantiene un approccio pragmatico: “I vantaggi agronomici della pergola sono limitati rispetto alla spalliera, che richiede tutt’ora costi inferiori”. 
    La pergola sembra destinata a rimanere un fenomeno limitato, legato a piccole aziende familiari o a contesti di forte valore culturale. 
    “Le grandi aziende, come quelle in Puglia o Abruzzo, scelgono la spalliera per la maggiore facilità di meccanizzazione. Le pergole restano nelle aziende più piccole e dove i viticoltori, spesso anziani, non vogliono cambiare un sistema che conoscono da sempre”, aggiunge.
    La pergola, con la sua storia millenaria e la sua capacità di adattamento, non è solo un retaggio del passato, ma un sistema che, in contesti specifici, può rispondere alle sfide del presente. “La pergola ha un ruolo culturale e paesaggistico, e in collina o montagna può essere utile per vini di qualità”, conclude Scienza. 
    Tuttavia, la spalliera, con la sua efficienza e universalità, domina il panorama vitivinicolo moderno.
    La fine dell’ostracismo verso la pergola è un segnale positivo, che invita a rivalutare questo sistema senza pregiudizi. Come sottolinea Scienza, “le consuetudini in viticoltura spesso vincono sull’innovazione, ma il futuro dipenderà dai costi e dalle scelte dei viticoltori”. 
    In un mondo che cerca equilibrio tra tradizione e modernità, la pergola potrebbe trovare il suo spazio, non come alternativa dominante, ma come testimonianza di una viticoltura diversa, radicata nel territorio e nella storia, un ponte tra il passato e un futuro ancora da scrivere.

    Il Corriere Vinicolo N° 17
    26 maggio 2025

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