NM (Négociant-Manipulant)
sigla utilizzata dai produttori di Champagne per indicare l’azienda che compra le uve dai vignerons e le spumantizza nelle proprie cantine. Persona fisica o giuridica che acquista uve, mosti o vini e ne assicura l’elaborazione nei propri locali. Si tratta della categoria più diffusa a livello di notorietà, presenza sul mercato e numero di bottiglie prodotte. Tutte le grandi case spumantistiche della denominazione appartengono a questo gruppo di produttori, quello dei grandi marchi universalmente noti, delle tirature importanti, delle immagini patinate ed esclusive che sono all’origine della fama e del prestigio dello Champagne nel mondo. Insieme alle giganti, esistono anche Maison di varia dimensione, alcune anche molto celebri, che sono da secoli saldamente in mano alle famiglie che le hanno fondate o acquistate molto tempo addietro. Il fattore di qualità e distinzione che accomuna tutte le Maison, facilitato da numeri consistenti che permettono di avere forza contrattuale e di riuscire ad applicare economie di scala, è la facoltà di potersi approvvigionare di uve da ogni angolo della denominazione, riuscendo così a creare assemblaggi ricchi e complessi, altamente personalizzabili tramite la costruzione di uno stile aziendale unico e inimitabile. L’infinita possibilità di scelta delle uve da acquistare, dà modo allo Chef de Cave di poter costruire l’assemblaggio che desidera, con le caratteristiche organolettiche e stilistiche volute e programmate. Ogni Maison ha la sua firma, il suo specifico goùt maison, un insieme di sapori, affidabilità, costanza qualitativa e immagine commerciale, a cui i clienti possono affezionarsi e legarsi, quando trovano affinità con il prodotto. Le caratteristiche che sono state apprezzate sono specifiche e uniche di quel determinato marchio e sono rinnovabili e ritrovabili di anno in anno. La dimensione numerica imponente consente ai grandi marchi di investire in ricerca e sviluppo, al fine di ottenere miglioramenti costanti nel processo produttivo. Ulteriore punto di forza delle grandi case produttrici, è quello di avere l’opportunità di scegliere e acquistare il meglio del meglio, per dar vita alle etichette più importanti e iconiche della denominazione, le preziose Cuvée de Prestige. Quasi tutte le Maison posseggono un pacchetto di vigneti al cui frutto affiancano l’acquisto della quantità di uva necessaria a coprire il fabbisogno produttivo annuale. Ci sono negozianti che sono titolari di centinaia di ettari ma anche altri che, pur rilasciando ogni anno un cospicuo numero di bottiglie, non posseggono nemmeno un filare di vigna e basano il proprio lavoro integralmente sulle uve comperate da terzi. Vista la grande esplosione commerciale dei piccoli vignaioli, diventa sempre più difficile tenerli imbrigliati come semplici coltivatori di uva. La tentazione di mettersi in proprio che nasce dalla fama della denominazione e dall’alto valore delle uve, spinge con sempre maggior forza i semplici coltivatori e venditori di uva verso la carriera di vignaiolo autonomo. Guardando questo fenomeno dal punto di vista delle Maison, risulta sempre più arduo legarsi per lunghi periodi di tempo ai fornitori di uva ed è altrettanto impegnativo cercare di controllare il prezzo annuo delle uve stesse, almeno per quanto riguarda i fornitori più talentuosi o quelli situati in villaggi rinomati. La strada scelta da molti vignaioli è quella di vendere parte delle proprie uve a una o più Maison, in modo da avere un flusso di cassa immediato che consenta di ripagare le spese di coltivazione e di finanziare la produzione del proprio Champagne, ottenuto dalla parte di uve non cedute. Questo genere di accordo consente ai negozianti di ottenere i preziosi grappoli di cui hanno vitale bisogno e contemporaneamente sostiene l’attività dei piccoli vignaioli che, senza gli introiti derivati dalla vendita di uve, non avrebbero modo di elaborare e rilasciare vini a propria firma. A fine 2021 i codici aperti come N.M. erano circa 370 con una quota di mercato del 70% a fronte del 10% di vigne possedute. Da questo dato si evince che quasi tutta la forza numerica ed economica delle Maison si basa sul mutuo e soddisfacente accordo commerciale stipulato con gli oltre 16.000 vignaioli, che posseggono il 90% dell’area vitata della denominazione, fonte primaria di approvvigionamento delle uve per tutti i grandi marchi. Essere Maison non significa avere dimensione industriale o numeri da gigante. La discriminante unica e misurabile è la quantità di uva, mosto e vino acquistata da terzi per produrre il proprio Champagne. Se questa percentuale eccede il 5% del totale delle uve ottenute da vigne di proprietà, automaticamente si è incasellati tra i negozianti, indipendentemente dalla dimensione aziendale. Produttori familiari possono intraprendere questa strada per accrescere i volumi prodotti e accontentare le richieste del mercato, magari approvvigionandosi da conoscenti di provato valore e serietà, mantenendo uno stretto controllo tarato su alti standard qualitativi. Visto l’alto valore fondiario dei vigneti, le piccole realtà si sono trovate a dover ovviare ai giganteschi problemi economici e amministrativi che una variazione ereditaria può portarsi dietro. Tasse di successione commisurate all’ingente valore per ettaro dei terreni vitati, spartizioni ereditarie tra familiari in disaccordo e assetti societari delicati hanno fatto sì, che anche vignaioli di dimensione limitata, corressero ai ripari costituendo società a cui intestare la terra o trovando alternative alla proprietà personale, in modo da garantire la sopravvivenza economica alle generazioni successive. Accade così che una modesta realtà familiare, che rientrerebbe a pieno titolo nelle dinamiche e caratteristiche proprie di un Récoltant Manipulant, si trovi legalmente a essere parte delia categoria dei negozianti. Non è raro trovare la seguente situazione: una persona fisica o una società è proprietaria dei vigneti, mentre un altro membro dello stesso nucleo familiare è titolare della licenza per produrre Champagne. Legalmente uno acquisterà le uve dell’altro, risultando a tutti gli effetti un Négociant Manipulant, anche se le uve provengono dalle vigne di famiglia e sono gestite e lavorate con lo spirito e i modi di un vignaiolo. Occorre quindi non limitarsi alla lettura della sola sigla scritta in etichetta per valutare e classificare senza dubbio un’azienda. Non tutti i N.M. sono produttori industriali o semi-industriali da milioni di bottiglie. Esistono motivazioni per diventare negoziante che trascendono la dimensione, lo stile o la reputazione, perciò è sempre meglio informarsi a monte su ogni singolo caso, in modo da evitare clamorose sviste e riuscire ad afferrare la realtà dei fatti oltre l’apparenza.