KASHER
produrre un vino kasher è un atto sacro. Il capitolato d’oneri è molto rigoroso, soprattutto per il divieto di far entrare lo stesso vino a contatto diretto o indiretto con una persona diversa dal delegato del rabbino, dalla fase di vinificazione fino all’imbottigliamento. Se, per errore, dovesse avvenire tale tipo di contatto, si metterebbe subito in discussione la validità della denominazione «vino kasher». Concretamente, tranne la delegazione rabbinica, nessuno è autorizzato a manipolare tubi o recipienti, né ad avviare o ad arrestare il movimento della catena di produzione del vino kasher. Addirittura, chiunque non faccia parte della delegazione rabbinica viene allontanato dal pannello dei comandi elettrici (interruttori, pulsanti di accensione, ecc.). Per quanto riguarda il processo di vinificazione, a grandi linee è lo stesso di un vino non kasher. I prodotti e le materie autorizzati nella lavorazione non sono diversi da una normale vinificazione. Tuttavia, sono consentiti solo lieviti e altri agenti filtranti certificati per la produzione di un vino kasher. Sono vietati i prodotti di origine animale (l’albume per il collaggio) e i conservanti. Il vino kasher proviene da vigneti israeliani, ma anche da vigniti di altre nazionalità l’importante che il processo di vinificazione sia kasher. Se l’impianto di vinificazione non è riservato solo alla produzione del kasher, esso deve subire preventivamente un trattamento rituale. Per gli ebrei osservanti, è tollerato solo il vino kasher.
Sinonimo: Kosher