Storia del bicchiere
Dall'argilla al vetro
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I bicchieri, in origine, erano d’argilla o di legno ma, con l’evolversi dei costumi, ne vennero confezionati anche con metalli più o meno preziosi. Già nel 2500 a.C. fu utilizzato per la sua fabbricazione il vetro.
Verso la fine del I secolo a.C, la scoperta della tecnica di soffiatura, avvenuta probabilmente in Siria, decretò un profondo cambiamento nella storia del bicchiere.
Le fabbriche di vetro, in epoca romana, furono molto attive e produssero una gran varietà di bicchieri di forme differenti: piccole coppe emisferiche decorate con gocce o a tronco di cono con fondo piatto.
Con la dissoluzione dell’impero romano, a partire dalla seconda metà del IV secolo d.C., i vetrai dell’Europa settentrionale furono privati dei rifornimenti di soda, necessaria alla produzione del vetro, in arrivo dall’area mediterranea e iniziarono a utilizzare la potassa proveniente dall’incenerimento degli alberi. Nacque così il vetro teutonico dal colore verdastro.
Nell’epoca medievale, in Oriente, si diffusero coppe di forma cilindrica in vetro trasparente con decorazioni dipinte a smalti policromi, mentre in Occidente si fabbricarono bicchieri privi di base, decorati con fili applicati o bugne simili a proboscidi. La vera arte vetraria nella fabbricazione dei bicchieri si sviluppò, però, a Venezia prima dell’anno Mille.
Originariamente la produzione avveniva ire città e riguardava bicchieri da vino a stelo ma, nel 1290, il doge spostò tutti i forni vetrari nell’Isola di Murano, per prevenire rischi d’incendio cittadino, il che diede origine a una delle più celebri arti italiane.
In Italia, oltre alle grandi e rinomate produzioni di Murano, si sviluppò l’arte della fabbricazione dei bicchieri anche a Firenze e ad Altare, presso Savona. I maestri italiani diffusero l’arte vetraria in tutta Europa tant’è che nel Cinquecento bicchieri “ad alette” o “a serpente” con molteplici fregi inseriti venivano chiamati a la facon de Venise.
D’altra parte anche i vetrai muranesi si ispirarono, per la loro produzione, alle nuove forme prodotte nei paesi transalpini; infatti, non esitarono a proporre la flûte, la cui origine è da attribuirsi ai Paesi Bassi.
Nel XVII secolo la Boemia e l’Inghilterra svilupparono nuove tecniche di lavorazione che portarono a produrre un cristallo perfettamente trasparente e massiccio, ideale per il taglio e le incisioni. Infatti, la storia della vetreria Riedel ha inizio nel 1756 proprio in Boemia.
Verso la metà dell’Ottocento riprese intensamente l’attività dei maestri vetrai di Murano che crearono e studiarono forme differenti e diedero impulso alla creazione di nuove vetrerie in parecchie aree italiane. Si è parlato della parentela tra vetrai e cantinieri ed è vero che il vino ha sempre avuto bisogno del vetro, per conservarlo e per berlo. Il bicchiere risale al XVII secolo, la bottiglia come la conosciamo oggi alla metà del XVIII secolo.
Verso il 1750, i ricchi bevevano in bicchieri di cristallo di Boemia e di Venezia; nelle case borghesi e negli alberghi di qualità, si utilizzavano dei bicchieri senza piede o tazze di maiolica, di ceramica, di stagno; nelle taverne i bicchieri erano di legno. Il cristallo fu scoperto in Inghilterra verso la fine del XVII secolo e fabbricato in Francia, a Baccarat, a partire dal 1820.
Niente mette in risalto la nobiltà di un bordeaux, di un borgogna, di un cognac come la limpidezza e la trasparenza di un fine cristallo. È verso la metà del XIX secolo che appaiono i bicchieri “tondi”, antenati dei nostri bicchieri da degustazione.
Come si produce un bicchiere
La produzione dei bicchieri è simile a quella di tutti i contenitori in vetro, come le bottiglie, ed è definita “produzione di vetro cavo”. La formazione del vetro cavo avviene per soffiatura, pressatura e centrifugazione. La soffiatura è un antico metodo di produzione che si svolge con gli stessi movimenti, quasi rituali, con cui si lavoravano i vetri molti secoli fa.
II garzone di vetreria, detto “raccoglitore”, con la canna da sodo preleva dal crogiolo una quantità di vetro fuso e, sodando, trasforma il vetro in un globo e porge la canna, così approntata, al “mastro decoratore”. Questo secondo operaio, con appropriati movimenti e utensili, fa assumere alla bolla la forma desiderata; sarà però un terzo operaio, “il gran maestro vetraio”, a dare al pezzo, con abili ritocchi, la forma definitiva.
Talvolta l’operaio, per ottenere oggetti tutti uguali, soffia il vetro prelevato con la canna in uno stampo di legno o dì metallo. Tale operazione, detta stampaggio, può anche essere automatizzata così come la soffiatura può avvenire mediante augelli appositamente studiati.
La pressatura è un’invenzione inglese che risale agli inizi del XIX secolo: con questa tecnica la massa vetrosa è prelevata dal forno e immessa in uno stampo caldo nel quale viene poi calato un controstampo. Il vetro, così pressato, va a occupare lo spazio tra stampo e controstampo, determinando la forma e lo spessore dell’oggetto.
Talvolta sì adottano sistemi combinati dì pressatura e sodatura. La centrifugazione è una particolare tecnica di stampaggio che consiste nel colare il vetro fuso in uno stampo fatto ruotare velocemente.
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