Tecniche Enologiche

    Tipologia dei Contenitori di Legno

    Le necessità hanno fatto adattare i contenitori di legno ai diversi impieghi, con una infinità di realizzazioni a livello di forme, dimensioni, rapporti tra diametri e lunghezza. In generale distinguiamo i contenitori di legno in tini e botti. 

     

    Tini e tini botte 


    La forma tronco-conica a cielo aperto, con doghe non curvate ha siglato per tanti secoli il contenitore specifico per la fermentazione. Oggi è sempre meno usato per questi impieghi, ma sopravvive nelle piccole cantine, specie delle zone fredde, ed in alcune regioni della Francia. L’uso limitato alle operazioni vendemmiali ha fatto propendere verso legnami meno costosi (castagno, robinia, ciliegio, frassino, larice). 
    L’applicazione del fondo superiore (tino-botte), consente di adibire il recipiente anche allo stoccaggio del vino o di altri liquidi. 
    Qualche volta il tino è preferito alla botte specie nell’invecchiamento dei distillati , del vermut e dell’aceto in quanto più economico (doghe non curvate, minor spreco di legname) e meno ingombrante per la possibilità di un maggior sviluppo in altezza e di raggiungere con facilità grandi dimensioni (fino 800 hl). 
    Per contro il tino ha una estetica meno attraente, presenta una elevata superficie del vino a contatto, in basso con la feccia, in alto con l’ossigeno; richiede maggior spesa per gli appoggi; è difficile da svuotare completamente. 
    Se il tino viene adibito al contenimento del vino deve avere il fondo superiore bombato a calotta per consentire le colmature. Sono stati costruiti anche tini a forma cilindrica; il problema dei cerchi, che in questo caso non possono essere battuti, è stato risolto sostituendoli con tiranti d’acciaio, serrati tramite bulloni.

    Botti
     

    La forma comune della botte e le varie parti che la compongono sono a tutti familiari. Rare le botti posizionate verticalmente, spesso costruite in larice e tipiche dell’Alto Adige o quelle ovali. 

    Le botti a fondi uguali e rotondi sono le più comuni perché facili da costruire, da spostare e da sistemare sugli appositi sostegni. 
    Quelle a fondo ellittico, più costose per la maggiore quantità di legname necessario e per le difficoltà costruttive, presentano un certo fascino estetico (non condiviso da tutti), ridotto contatto tra vino e feccia (in basso) e tra vino ed aria (in alto). 
    Necessitano di un tempo maggiore per la decantazione dei solidi sospesi, però assicurano un risultato complessivo migliore sulla limpidezza per effetto del “filtro viaggiante” (massa delle particelle che nello spostamento verso il basso trascina ed ingloba altre sospensioni).

    Talvolta, lo sfruttamento dello spazio delle botti ellittiche è migliore, ma non è consigliabile la disposizione su file sovrapposte per il maggiore peso che devono sopportare le doghe di appoggio.

    Fustame da trasporto 

    E’ stata forse la prima applicazione del recipiente in legno, motivata dalla resistenza del materiale ai trasporti. 
    Attualmente rimangono pochi esempi per la massiccia sostituzione con altri recipienti più comodi e leggeri, ma qualche volta capita ancora di vedere un automezzo con le botti disposte a una o due file, saldamente legate con funi. 
    Per la costruzione si impiegava soprattutto il castagno (meno costoso e più leggero), provvedendo ad una accurata paraffinatura interna per ridurre cessioni ed evaporazioni.

    Parti di una Botte

    • valvola di spina. In passato si usavano valvole di legno o di ottone a “becco di clarino”. Oggi si applicano normali valvole a sfera o di altro tipo, ma quasi sempre in acciaio inossidabile. 
      La valvola può venire sistemata sulla portella, su una doga a lato o in entrambe le posizioni, curando che l’altezza differisca di una decina di centimetri, per poter scegliere l’apertura più opportuna in funzione della feccia presente. 
      Per i contenitori di capacità inferiore a 7-10 hl si può evitare la valvola di spina, prelevando il vino con il “tubo pescatore”.
    • assaggia vino (detto anche preleva-campioni). Costituisce un accessorio essenziale su una botte di legno di medie o grandi dimensioni, per il controllo periodico del contenuto, che sarebbe errato prelevare dall’alto per la maggiore alcolicità ed intensità olfattiva. 
      La posizione ideale è laterale a circa metà altezza della botte. In passato, questo rubinetto veniva realizzato in osso o bachelite, in seguito in ottone o bronzo cromati (causa di forti cessioni di sapore metallico) ed oggi esclusivamente in acciaio inossidabile. 
      Un preleva-campioni particolare, usato solo sulle botti in legno di piccole o medie dimensioni è quello costituito da un semplice foro fatto nel legno, accuratamente riempito di mastice. Il prelievo viene fatto con l’aiuto di un sottile stiletto che, dalla parte del manico, serve per la chiusura.
    • scarico totale. Ubicato nella parte più bassa della botte (al centro della pancia, in posizione diametralmente opposta al cocchiume), potrebbe servire per la pulizia, ma di solito non è presente o viene raramente utilizzato.
    • cocchiume. E’ il foro posto nella parte più alta, in corrispondenza del diametro massimo. Tradizionalmente veniva chiuso con un tappo di sughero o di legno, quasi sempre avvolto in una pezza pulita. 
      Oggi si utilizzano preferenzialmente dei tappi in gomme o in siliconi alimentari. Questa apertura serve ad immettere e prelevare il vino, inserire chiarificanti o altre aggiunte, solfitare la botte vuota o il vino, introdurre il tappo colmatore.
    • boccaporto. Apertura rettangolare di circa cm 35 x 40 indispensabile come passo d’uomo nel caso manchi la portella e, nei recipienti adibiti alla fermentazione, come apertura per esecuzione delle follature sul cappello di vinaccia. 
      Viene fissato con mastice enologico; anticamente si usava anche un impasto di terra e sterco.
    • tappo colmatore. Può essere costituito da una semplice bottiglia rovesciata con un foro nel fondo, oppure da appositi tappi colmatori, realizzati in vetro o materiale plastico, che consentono di mantenere colmo il recipiente e di vedere a distanza quando c’è la scolmatura. 
    • portella. Solitamente a chiusura dall’interno verso l’esterno per motivi di sicurezza, viene realizzata con lo stesso legno delle doghe, sigillata con mastice enologico e chiusa con la chiave bordolese.
    • poggioli o selle di sostegno. Supporti realizzati in materiali diversi (pietra scolpita, legno, muratura), adatti a sostenere le botti. In qualche caso erano fatti con tale cura e lavoro da risultare delle opere d’arte.
      Non è male curare l’estetica, ma per questo accessorio è determinante la funzionalità che deve consentire alla botte di distribuire il proprio peso su una superficie più ampia possibile per evitare inconvenienti.


    L’ideale è una sella che segua perfettamente il profilo della botte, munita di listelli distanziatori (per consentire l’arieggiamento delle doghe), realizzati in legno dolce, in grado di adattarsi al carico da sopportare per distribuirlo uniformemente sull’appoggio. 

    Calcolo Capacità Botte

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