Cronologia Personaggi illustri in campo viticolo-enologico
Rappresentano gli uomini più illustri che con il loro intelletto hanno premesso lo sviluppo delle conoscenze e del progresso in campo viticolo ed enologico, ordinati secondo la data della loro scomparsa. Particolare attenzione è data ai personaggi di origine italiana. La sigla ca indica che la data non è certa.
Magone il Cartaginese
(III secolo a.C. - ….)
Fu autore di un trattato di agronomia in 28 volumi in lingua fenicia che avrebbe costituito, per tutto il periodo classico, una delle fonti più significative sull’argomento. Il testo originale è andato perduto, ma sono sopravvissuti alcuni frammenti delle traduzioni in greco e latino.
Nel 146 a.C., la terza guerra punica si concluse con la distruzione di Cartagine ad opera dei Romani. Il contenuto delle biblioteche puniche venne consegnato ai sovrani numidi – alleati di Roma – con l’eccezione dell’opera di Magone che fu traslata a Roma dove sarebbe stata tradotta in latino da Decimo Silano.
L’opera – già popolare per la traduzione in greco di Cassio Dionisio, contemporaneo di Magone – fu successivamente riadattata da Diofane di Nicea che la suddivise in sei volumi.
Teofrasto
(371 - 287 a.C.)
Scrisse il primo trattato di viticoltura. Nelle sue “Ricerche sulle piante”, analizza la fisiologia della vite, i metodi di potatura e le malattie che la attaccano. Veniamo informati che i viticultori greci non sostenevano le viti con la pergola, come facevano gli Egizi o come poi avverrà in Italia. Lasciavano invece le vigne basse, appoggiate al suolo, a eccezione dei sostegni necessari a proteggerle dall’umidità. Fu discepolo di Aristotele a cui succedette come scolarca nella direzione del Liceo (il Peripato) nel 322 a.C..Tra le sue opere rivestono grande importanza i due ampi trattati botanici.
Nel primo, Storia delle piante, in nove libri, classifica oltre cinquecento piante, dividendole in alberi, frutici, suffrutici, erbe; nel libro IX classifica, per la prima volta nell’antichità, droghe e medicinali con il loro annesso valore terapeutico.
Nel secondo, Cause delle piante , in sei libri, descrive la generazione spontanea e la vegetazione delle piante per cause esterne. Entrambe le opere costituiscono il più rilevante contributo allo studio della botanica non soltanto dell’antichità, ma anche del Medioevo. Proprio per questo motivo, alcuni studiosi lo hanno soprannominato Padre della tassonomia.
Marco Porcio Catone
(234 - 149 a.C.)
Pone la vigna come la prima delle colture della penisola. Il suo “De agricoltura” del 160 a.C. è la prima opera intera in prosa che ci sia pervenuta in lingua latina e da la misura di quanto la viticoltura pesasse nell’economia agraria italiana intorno al II secolo a.C.
Il tratto De agri cultura è un manuale pratico del perfetto proprietario terriero. Sotto forma spesso precettistica e sentenziosa, in una prosa semplice e arida, il trattato dà indicazioni sulle varie attività agricole, dal come tenere la casa alle ricette di cucina, dai lavori agricoli stagionali ai sacrifici agli dei, alla produzione dell’olio e del vino, alle malattie degli animali e delle piante.
Marco Terenzio Varrone
(116 - 27 a.C.)
Nacque a Rieti. Fu erudito scrittore latino. Nel corso della sua lunga vita Varrone scrisse il “De re rustica” (L’agricoltura, in 3 libri). Il De re rustica libri III è un trattato sull’agricoltura, che Varrone scrisse a 80 anni, nel 37, quando Virgilio si accingeva a comporre le Georgiche. La materia, esclusivamente tecnica, è divisa organicamente in 3 libri, cui corrispondono 3 dialoghi tenuti in date, luoghi e con interlocutori diversi, di cui uno è sempre Varrone.
Il primo libro è dedicato alla moglie Fundania, che aveva acquistato una proprietà terriera, e tratta della fattoria, della coltivazione della terra, degli strumenti di lavoro, delle vigne, degli uliveti (De agricultura).
Il secondo libro, dedicato a Turranio Nigro, ha come oggetto l’allevamento del bestiame: bovini, cavalli, suini, pecore, capre ecc. (De re pecuaria). Il terzo libro è dedicato a Quinto Pinnio e parla dell’allevamento nelle grandi villae degli animali da cortile e di altre specie pregiate, come lepri, caprioli, cinghiali, pesci e api (De villaticis pastionibus).
Per tutta l’antichità fino a tutto il Medioevo fu considerato il più grande erudito romano.
Strabone
(58 a.C. - 21 d.C.)
Nella sua “Geographia” troviamo il resoconto più completo della distribuzione della viticoltura e dei vini del “mondo conosciuto” alla fine della repubblica e al principio dell’impero (paesi mediterranei).
L’opera è un vasto trattato generale di geografia, nel quale la materia è così disposta: i libri I-II contengono un’introduzione generale, nella quale si trattano questioni di geografia fisica e matematica e di storia della geografia; il libro III è dedicato alla Spagna; il IV alla Gallia, alla Britannia e ad altre isole settentrionali (Irlanda, Tule) e alla regione alpina; i libri V e VI all’Italia e alle isole italiane; il VII alla Germania, alla Scizia e alla Penisola Balcanica settentrionale (Illirico, Tracia); i libri VIII-IX-X alla Grecia e alle isole egee compresa Creta; l’XI ai paesi oltre il Tanai, a nord e a sud del Caucaso sino all’Asia Minore e alla Mesopotamia, e alle regioni settentrionali dell’Iran; i libri dal XII al XIV all’Asia Minore; il XV all’India, alle regioni meridionali dell’Iran e alla Persia; il XVI all’Assiria, alla Babilonia, alla Siria e Palestina e all’Arabia; il XVII all’Egitto e alle altre regioni dell’Africa settentrionale.
Strabone dichiara (II, V, XI) che le sue informazioni derivano e da quanto egli stesso ha visto per terra e per mare e da quanto egli apprese dai discorsi e dagli scritti di altri.
Lucio Giunio Moderato Columella
(4 - 70 d.C.)
Nella Roma imperiale fu il maggior erudito in campo agricolo, dimostrandolo nella sua magnifica opera: il “De Re Rustica” suddiviso in dodici libri.
L’opera ci è pervenuta integra e rappresenta la maggiore fonte di conoscenza circa l’agricoltura romana. Con calcoli precisi e dettagliati sostenne i vantaggi economici della coltivazione della vite, distinse uve da tavola e uve da vino e di queste propose una classificazione gerarchica di qualità.
Sul gradino più alto le uve italiane“Aminee” (Sicilia), le etrusche “Apianee” e le nobili “Eugeniae” dei colli Albani.
Il “De Re Rustica” costituisce l’opera più importante dal punto di vista agronomico dell’intera antichità, dove non si parla solo di agricoltura ma più in generale delle scienze agrarie. Columella occupa uno spazio importante nella Storia delle Scienze agrarie per l’approccio contemporaneamente scientifico e di consigli pratici dato alla materia.
Per questo all’epoca dell’invenzione della stampa il trattato di Columella fu uno di quelli che ebbe più edizioni. Columella: della vite e del terreno
Plinio il Vecchio
(23 a.C – 79 d.C.)
Gaio Plinio secondo detto il Vecchio nato a Como iniziò la carriera militare ma poi proseguì come procuratore di Vespasiano. Scrisse un’opera senza eguali, che spazia dal campo agricolo a quello storico, dagli aspetti scientifici a quelli folcloristici dal titolo “Naturalis Historia”, una grande enciclopedia in 37 libri ancora oggi di grande aiuto per comprendere la vita nell’età latina, che Plinio pubblicò nel 77 a.C. dedicandola all’imperatore Tito.
L’opera è una miniera di notizie, anche di carattere politico e morale, e ne traspare l’ideale cui Plinio conformò la sua vita: il desiderio vivo e costante di imparare, in un uomo per cui il sapere era la condizione fondamentale dell’esistenza umana.
La sua opera, letta e studiata nei secoli successivi e nel Medioevo, consultata con venerazione nel Rinascimento, rimane oggi documento fondamentale delle conoscenze scientifiche dell’antichità. Perse la vita in giovane età a causa dell’eruzione del Vesuvio.
Libro 14: la vigna e il vino (traduzione)
Dioscoride Pedanio
(40 d.C. ca – 90 d.C. ca)
Botanico e medico greco antico vissuto nella Roma imperiale sotto Nerone. Dioscoride di Anazarbo oltre ad essere noto come autore del trattato “Sulle erbe mediche”, spiego, in maniera empirica , il processo di distillazione.
Osservando le pozzanghere di acqua piovana asciugarsi al sole, egli capì che “distillare” era come imitare il sole che evapora l’acqua e ce la restituisce in pioggia. Nonostante questa sua geniale intuizione non perfezionò alcun macchinario per un uso alimentare, ma elaborò un semplice vaso a punta che chiamò Ambix, alla cui sommità condensavano le gocce di vapore, a convalidare la sua ipotesi.
Marco Aurelio Probo
(9 agost.232 – 282 d.C.)
E’ ritenuto il padre della viticoltura europea. A vent’anni è tribuno militare e diventa imperatore nel 276, a quarantaquattro anni. Nel 281 cancella il divieto di Domiziano e incoraggia l’impianto delle viti in tutte le terre occupate da Roma.
L’editto di Domiziano, promulgato nel 92, proibiva l’impianto di nuove viti in Italia e ordinava l’espianto delle viti in tutti i paesi sottoposti all’impero. Probo trasforma l’impero romano in un impero anche vitivinicolo. Lo fa perché riafferma l’antica politica romana dell’ Hic manebimus optime: è la vite il simbolo della stabilità romana, della volontà imperiale di durare in eterno. Infaticabile, si sposta ai quattro angoli dell’impero lasciando dietro di sé una scia di opere pubbliche e di vigneti, pretendendo dalle truppe una condotta altrettanto infaticabile.
Così infaticabile, secondo la leggenda, da provocare infine la rivolta durante la quale trova la morte. Difatti è ucciso da soldati congiurati fra il settembre e l’ottobre 282.
Rotari
(606 – 652)
Fu re dei Longobardi e re d’Italia dal 636 al 652. Con i longobardi la struttura terriera romana venne radicalmente trasformata e si crea una nuova aristocrazia agricola.
I longobardi ebbero grande rispetto per il vino, simbolo di nobiltà e, come popoli del nord, furono molto attratti dai pretiosa vina italiani.
Per ridare forza all’agricoltura e in particolare alla viticoltura, indebolite da secoli di abbandono e di razzie, nel 643 emano l’ “Editto di Rotari” (643). Nell’ “Editto di Rotari” vi sono articoli che riguardano la protezione della vite che documentano l’importanza attribuita anche a quei tempi alla viticoltura. Per la protezione delle viti si stabilivano 6 soldi di multa a chi avesse tolto 3 o 4 sostegni alle piante; 3 soldi a chi rubava più di tre grappoli da una vigna, ecc.
Carlo Magno
(742 - 814)
Emano nel 789 il “Capitulare de Villis et Curtis Imperatoris” (789) una raccolta di norme e disposizioni in cui molti capitoli sono una raccolta di regole agricole e di tecniche dedicati alla viticoltura, al vino e alla sua fiscalità.
Il “Capitulare de Villis et Curtis Imperatoris” era attuato dai “Missi dominici” (gli ispettori del sovrano) che dovevano imporlo nei possessi imperiali. Carlo Magno e i Franchi, avevano un’autentica venerazione per il vino e la sua qualità, in alcuni articoli del Capitulare si impone la massima cura nella pulizia dei vasi vinari e nella preparazione dei vini, e si pretende che i torchi non manchino mai nelle aziende rurali (art. 48).
Jabir Ibn Hayyan
(721 – 815)
chiamato al-Harrani e al-Sufi, è considerato il padre della chimica araba e uno dei fondatori della farmacia moderna. Era noto agli europei come Geber.
Adepto del movimento Al-Khimiya ad egli è accreditata l’introduzione della metodologia sperimentale in alchimia e l’invenzione di diversi processi chimici utilizzati nella chimica moderna, tra cui il primo alambicco moderno (Anbaiq) come noi lo conosciamo, la sua più grande invenzione.
Sebbene l’antica alchimia si occupasse della preparazione di metalli preziosi, Jabir dedicò il suo lavoro allo sviluppo di metodi chimici di base utilizzando la sperimentazione e lo studio delle reazioni chimiche e dei loro principi, aprendo così la strada per trasformare la chimica dal regno dei miti e delle leggende a una disciplina scientifica.
Ibn Butlan
(….. - 1066)
Autore de “Le Taqwim al-Sihha” dal cui adattamento derivano i “Tacuina sanitatis” (1041) (Tavole della Salute).
In questi manoscritti si dedicano al vino almeno tre o quattro capitoli e illustrazioni diverse per rispettare la differenza umorale che vi si riscontrava.
Qui si parla di solito di vinum citrinum, vinum album, vinum rubeum grossum, vinum vetus odoriferum ecc., una sorta di classificazione ripresa anche dai trattati di dietetica del Quattro e del Cinquecento.
I Tacuina Sanitatis conobbero una rapida e vasta diffusione, che consentì anche al mondo europeo dell’epoca di conoscere le norme igieniche e dietetiche della medicina razionale araba, modificando radicalmente le pratiche mediche occidentali, fino ad allora legate più ad usi ereditati dalla tradizione e a credenze magiche e religiose che non a un oggettivo studio della disciplina scientifica
Arnaldo da Villanova
(1240 - 1316)
Detto il Catalano fu uno dei più grandi medici dell’epoca, giunge alla corte di Bonifacio VIII e guarisce dei calcoli renali il Papa. Tuttavia, nonostante le simpatie del Papa, subì ugualmente condanne e carcere, a Roma e a Perugia.
Studio a Napoli e a Salerno, presso la famosa Scuola Medica Salernitana, dove era stato redatto il “Regimen Sanitatis Salernitanum“, il più consultato testo di medicina del Medioevo del quale Arnaldo scrisse anche un commento.
Tra le sue opere scrisse il “Tractatus de vinis” in cui afferma che il vino – bevuto in modo conveniente – non si proibisce in nessuna età, tempo e luogo. Arnaldo è un compilatore attento, che si muove in un amalgama prezioso di saperi, tra alchimia e teologia, scienza medica e credenza popolare. È uno degli alchimisti più importanti e leggendari ed è considerato uno dei padri della distillazione, a lui viene attribuita la creazione del termine “acqua vitae”.
Tractatus de Vinis
Fu docente universitario a Montpellie, ed è qui che ebbe l’idea di addizionare alcol ai Moscati di Rivesaltes e Frontignan inventando i primi vini fortificati intorno al 1300.
Pier de Crescienzi
(1233 - 1320)
Nato a Bologna è stato uno scrittore e agronomo italiano. Studioso di filosofia, di medicina, di scienze naturali, di giurisprudenza, è considerato il maggiore agronomo del Medioevo occidentale. Nella sua opera “Liber commodorum ruralium”, completata fra il 1304 e il 1309, fornisce molte informazioni relative ai modi in cui le tradizioni della viticoltura classica venivano interpretate in Italia durante il periodo medioevale.
Teorizzò tecniche agronomiche e di coltivazione dei giardini, la cui applicazione determinerà elementi caratteristici del paesaggio agrario moderno in Italia. Previde norme per i giardini “dei re e dei signori”, ma anche “delle persone mezzane”: i primi cinti di mura, con fontana e “selva d’alberi”; i secondi cinti di siepi, alberi da frutto, ma non privi di una “pergola ombrosa”. Il trattato fu uno dei pochissimi testi di agronomia a vedere la luce nel periodo medievale.
Dal “Trattato di agricoltura”
Sante Lancerio
(1500 - 1565)
“Bottigliere papale” come egli stesso amava definirsi, curò i vini di Sua Santità Paolo III.
Questi, gracile d’aspetto ma forte di natura, visse e governò la chiesa fino alla bella età di 82 anni, aiutato nella ricerca dei vini migliori dal fido consigliere Lancerio, a testimonianza che il buon bere aiuta a prolungare in serenità e in sapienza la vita.
Il Lancerio può essere considerato il primo “sommelier” in assoluto che aveva la responsabilità sugli approvvigionamenti del vino di sua santità, sia in sede che in viaggio, eseguì il suo compito con capacità e passione, assaggiando, sorseggiando, osservando e consigliando i vari tipi di bevanda.
Lettera sulla qualità dei vini
Agostino Gallo
(1499 - 1570)
Tra i protagonisti dell’agricoltura rinascimentale, attivo nelle sue tenute della pianura bresciana, Agostino Gallo seppe coniugare i principi dell’agricoltura tradizionale con le più avanzate forme sperimentali dell’agricoltura irrigua.
Ciò lo rese un punto di riferimento e tra i maggiori trattatisti europei in ambito agrario, capace di influenzare l’intero sistema agronomico. A dare celebrità a Gallo furono “Le dieci giornate della vera agricoltura, e piaceri della villa“, apparse a Brescia nel 1564, nelle quali presentò in forma dialogica ripartite in distinte “giornate” lavorative le attività di una tenuta agraria insieme ai benefici di risiedere in campagna.
Il successo del testo porto alla riedizione e alla revisione dell’opera che fu dapprima ampliata a Tredici Giornate (1566) e poi in versione del tutto ripensata nel 1572 col titolo Le venti giornate dell’agricoltura et de’ piaceri della villa.
La terza giornata è interamente dedicata alle pratiche viticole e alle varietà delle uve, mentre la quarta giornata è interamente dedicata alla preparazione del vino: dalla vendemmia alla pulizia dei contenitori vinari, dal modo di vinificare in differenti contesti regionali alle cantine per l’invecchiamento.
Cesare Crivellati
( ….. - 1580 ca)
Autore del “Trattato dell’uso et modo di dare il vino nelle malattie acute”. Il medico viterbese nel terzo capitolo dedicato a “cosa sia il vino” scrive che, pur essendo difficile generalizzare sulla natura dei vini, “la maggior parte de i Medici hanno detto il vino esser caldo, e umido, la quale opinione secondo me ha molto più che le altre del ragionevole”, “diverse sono le spetie e i vini, essendo che di essi altri sieno nuovi, altri vecchi, altri bianchi, altri rossi, altri dolci, altri austeri, altri crudi, altri cotti, altri navigati, altri non navigati, altri odorosi, altri senza odore, altri di monte, altri di piano, altri potenti, altri deboli, altri sottili, altri grossi, altri saporiti, altri insipidi”.
Castore Durante
(1529 - 1590)
detto anche Castor Durante da Gualdo è stato un medico, botanico e poeta italiano del Rinascimento. Pubblicò nel 1585 a Roma Herbario nuovo … configure che rappresentano le vive piante che nascono in tutta Europa e nell’Indie Orientali et Occidentali…, dedicato al cardinale Girolamo Rusticucci, una collezione di piante medicinali dell’Europa e delle Indie Orientali ed Occidentali.
Nel 1565 Tesoro della sanità, nel quale si dà il modo di conservar la sanità et prolungar la vita et si tratta della natura de’ cibi et de’i rimedi, de’i nocumenti loro….Così scriveva Durante a proposito di vino: “Il vino moderatamente bevuto, partorisce molti comodi all’animo e al corpo, perciò che quanto all’animo si rende più fedele e più mansueto, l’anima si dilata, gli spiriti si confortano, l’allegrezze si moltiplicano, i dispiaceri si scordano, chiarifica l’intelletto, eccita l’ingegno, raffrena l’ira, leva la malinconia, induce allegrezza… “
Girolamo Conforto
(1519 - 1595)
Scrisse “Libellus de vini mordaci“, una delle prime pubblicazioni sulla tecnica di preparazione dei vini effervescenti e sulla loro azione fisiologica e medica.
Questo medico mise in rilievo la notevole diffusione ed il largo consumo che i vini spumeggianti avevano in quell’epoca, considerati dai più, fra benedetti e sacrileghi, fra terapeutici e maledetti.
L’autore li descrive dal “sapore piccante o mordace che non seccavano il palato, come i vini acerbi ed austeri, e non rendevano la lingua molle come i vini dolci. Alcuni di loro provocavano il singhiozzo e facevano giungere la loro azione al cervello ed agli occhi i quali, a causa delle copiose bollicine, spesso lacrimavano”.
Giovanvittorio Sedermi
(1526 - 1597)
Pubblicò un Trattato sulla coltivazione delle viti e del frutto che ne può cavare, entrando in particolari tecnici produttivi “per ottenere e fare ancora i vini piccanti, saporiti e dolci, aiuta assai pestare le uve con stanghe o con mazzapicchi rotondi che abbiano la caperozzola piana”.
Andrea Bacci
(1524 - 1600)
Medico e naturalista Nel 1567 al Bacci fu assegnata la cattedra di botanica dell’Università “La Sapienza”, e nel 1586 Sisto V gli concesse la nomina di Archiatra Pontificio. Redisse il “De naturali vinorum historia“, trattato monumentale sulla storia dei vini. Pubblicato nel 1596 è suddiviso in sette libri.
L’opera di Bacci, arricchita dei dati raccolti dalla letteratura greca e latina, propone annotazioni sul clima, sul paesaggio agrario, sulle iniziative economiche dei principi e delle popolazioni, sul carattere degli abitanti e sulle tradizioni conviviali dei vari Paesi.
Il Bacci ci offre una segnalazione senza dubbio interessante sui vini spumosi che definisce “dilettosamente mordenti, di soave odore e spumanti per auree bollicine qualora si mescano e si versino negli ampi bicchieri a stelo”.
Olivier de Serres
(1539 – 1619)
Considerato il padre dell’agronomia francese, studiò in modo scientifico e sperimentale le tecniche agricole; nel suo trattato Le théâtre d’agriculture et mesnage des champs , pubblicato nel 1600, un capitolo è dedicato ai fondamenti di una viticoltura e di una enologia strettamente legate al terroir.
Francesco Scacchi
(……. - 1650 ca)
Da Fabriano, nel suo libro “De salubri potu dissertatio”, stampato e datato 1622, si possono trarre interessanti ragguagli sulla tecnica di preparazione dei “vini piccanti” (frizzanti) che veniva effettuata sia partendo dalle uve nere che da quelle bianche, aggiungendo acqua al mosto o al vino già finito per diluire la spuma.
“Al tempo della vendemmia oppure mentre i vini sono alquanto giovani”, riferisce Scacchi, “si preparano vini frizzanti aggiungendo e agitando a lungo, nella botte, due parti di vino dolce ed una di acqua bollente”. Lo Scacchi riteneva “i vini piccanti infedeli e da bersi limitatamente” perché, soprattutto, venivano consumati schietti senza alcuna diluizione “(come accadeva per tutti gli altri vini allora) ed “unicamente per dilettare il gusto”.
Francesco Scacchi cronista del secolo XVI
Giovanni Battista Pacichelli
(1641 - 1695)
Fra il 1680 ed il 1687 l’abate “intraprendente Uomo di Chiesa, scrittore dai poliedrici interessi e diplomatico dai molti servigi”, percorre le contrade pugliesi nei suoi quattro viaggi e dà notizie sulla situazione locale, in un volume nel quale riportò le osservazioni fatte sulle tre province pugliesi, la Japigia, la Peucezia e la Daunia. Il manoscritto fu consegnato ad un editore napoletano nel 1692.
Ma l’opera Il Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodici provincie, in cui si descrivono la sua metropoli, le sue 148 città, e tutte quelle terre delle quali se ne sono avute notizie, colle loro vedute diligentemente scolpite in rame, oltre alla carta generale del Regno, e quelle delle dodici provincie, vide la luce nel 1703, dopo 8 anni dalla morte dell’autore. Nelle 500 carte autografe di Pacichelli, che compongono il cuore dell’opera, confluirono i ricordi e le suggestioni dei luoghi visitati dall’autore nei suoi numerosi viaggi.
Alle informazioni di prima mano si aggiunsero, per le epoche più antiche, oltre alle notizie tratte dai compendi storico-geografici che circolavano a quell’epoca e dalle sue personali reminiscenze letterarie, anche elementi desunti dagli scritti di autori locali e dalle trascrizioni delle carte di fondi archivistici napoletani, come la Cancelleria angioina e la Camera della Sommaria.
Le notizie ricavate da questa congerie di fonti riguardavano i caratteri fisici del territorio, la storia, il patrimonio culturale e le tradizioni popolari, il profilo demografico e sociale, le forme di coltivazione del suolo, le specificità climatiche, i caratteri economici, le particolarità architettoniche, la composizione della compagine ecclesiastica.
San Severo
Dom Perignon
(1639 - 1715)
Monaco benedettino e “celliere” nell’Abbazia di Hautvillers universalmente riconosciuto come il padre dello Champagne, detto le regole per la produzione del vino più famoso.
Assemblaggio di uve e di vini, spremitura rapida e frazionata delle uve nere per estrarre un succo bianco e cristallino, utilizzo delle prime bottiglie in vetro spesso e resistente; sostituzione di un cavicchio in legno ricoperto di canapa con un tappo in sughero di Spagna, trattenuto da una cordicella per conservare la spuma; invecchiamento in cantine scavate nel tufo, capaci di assicurare una temperatura costante e di limitare le alterazioni.
La fama di questo monaco benedettino, nominato cellerario dell’abbazia di Hautvillers nel 1668, stranamente non è contemporanea alla sua esistenza, ma si è sviluppata più di un secolo dopo la sua scomparsa (1715). E nel 1821 che Dom Grossard, monaco anch’egli, scrive sul suo predecessore, rivelando l’ampiezza delle sue competenze enologiche nonché il ruolo emerito che deve aver rivestito nella messa a punto dell’elaborazione dello champagne.
Il secolo d’ombra e silenzio pesato su di lui ha alimentato la leggenda e ha dato il pretesto ad alcuni eruditi inglesi contemporanei di rivendicare all’Inghilterra la paternità dell’invenzione dello champagne. In mancanza di documenti scritti o di un “testamento” di Dom Pérignon, fatto che può essere spiegato dai molteplici tumulti verificatisi nella regione, vi era campo libero per architettare qualsiasi teoria e fare nascere diverse leggende.
L’unica certezza è la pratica da parte di questo famoso monaco di quello che chiamiamo oggi l’assemblaggio (da lui eseguito a partire dalle uve) e la qualità del prodotto ottenuto poiché la Storia ha conservato traccia del valore commerciale dei vini dell’abbazia di Hautvillers: erano i più cari.
Ma se non ci sono potuti pervenire scritti, lettere o contabilità del monaco, un testo ci rassicura sulla sua esistenza e sulla sua fama. Il 9 novembre 1715, Monsieur d’Artagnan (che è veramente esistito), comandante dei moschettieri, scrive al suo mercante, Bertin du Rocheret, per dargli una brutta notizia: “Il marchese de Puisieux mi ha detto che padre Pérignon, che ha fatto molto parlare di sé nel corso della sua esistenza, è morto”.
Possiamo stare tranquilli dunque: Dom Pérignon esisteva davvero, dato che d’Artagnan ci dice che è morto…
Jean Oudart
(1654 - 1742)
Monaco benedettino, vive nell’abbazia Pierry (Marna) dove gestisce la coltivazione della vite e la vinificazione dei vini della piccola comunità. È responsabile anche della commercializzazione del vino di Pierry a Parigi e all’estero, e rimarrà in questa posizione per 63 anni diventando il principale riferimento nel corso della lunga carriera come celliere.
Anche se non esiste alcun documento che collega direttamente Jean Oudart all’invenzione o alla perfezione del vino Champagne che conosciamo, parecchi fatti fanno pensare che Frère Oudar abbia partecipato alla messa a punto del metodo champenoise. La parrocchia di Pierry dipendeva dalla abbazia di Saint-Pierre Hautvillers dove Dom Perignon era a quel tempo il capo cantina e senz’altro c’erano rapporti tra i due cantinieri.
Jean Oudart sopravvisse 27 anni a Dom Pérignon e la tradizione gli attribuisce l’introduzione di sughero spagnolo per tappi, nonché l’invenzione della liqueur d’expedition.
Jean Godinot
(1661 - 1749)
Canonico della cattedrale di Reims, Godinot possedeva anche dei vigneti, cui si dedicò totalmente a partire dal 1721, dato che il capitolo e i suoi superiori non sempre apprezzavano le sue prese di posizione su alcune questioni.
Si fece quindi viticoltore per coltivare le sue vigne applicando probabilmente le tecniche da lui definite in un piccolo opuscolo di 52 pagine dal titolo Manière de cultiver la vigne et de faire du vin en Champagne. Pubblicata a Reims nel 1718, questa vera e propria bibbia di viticoltura venne ripubblicata a partire dal 1722, successivamente ritoccata e probabilmente migliorata.
Ubaldo Montelatici
(…… - 1770 ca)
Canonico Lateranense istituì a Firenze il 4 giugno 1753 l’Accademia dei Georgofili che fu la prima società pubblica in Europa di studi agrari.
L’Accademia nasce dalla necessità di migliorare la produzione agricola attraverso un uso razionale del suolo. Nel 1783 si unì alla Società Botanica ed ebbe in concessione il Giardino dei Semplici. Con il Granduca Pietro Leopoldo di Lorena, che le accordò la sua protezione, l’Accademia acquisì notevole prestigio.
Sollevò numerose questioni (rinnovamento dei mezzi agricoli, istruzione agraria, mezzadria, bonifiche, ecc.) presentate, a partire dal 1791, negli “Atti della Real Società Economica di Firenze ossia de’ Georgofili“, che continua anche oggi le sue pubblicazioni.
Sebastiao José de Carvalho
(…. - 1775 ca)
Nel 1756 Sebastiao José de Carvalho, marchese di Pombal (primo ministro portoghese), fondò la “Duoro Wine Company”, primo esempio di denominazione di origine controllata, per controllare la produzione di vino e di brandy.
Delimitò la zona di produzione ai suoli ardesiaci, evitando i suoli granitici, fece estirpare gli alberi di sambuco della zona, proibendo l’aggiunta di bacche di sambuco nel prodotto. La Compagnia fissava i prezzi minimi e massimi e controllava la quantità di vino prodotto e le esportazioni.
I vini da esportare dovevano essere sottoposti al parere favorevole degli assaggiatori della compagnia.
Jean-Baptiste François Rozier
(1734 – 1793)
Botanico e agronomo, l’abate Rozier è l’umo del diciottesimo secolo, che sia stato il più utile all’agricoltura francese, dandole la guida più certa per camminare a gran passi nella via dell’esperienza. Rozier divenne, nel 1761, professore di botanica e di medicina a Lione.
Realizzò un grande orto botanico di cui divenne nel 1765, direttore dell’insegnamento.
Nel 1779 redige il suo Cours complet d’agriculture… ou Dictionnaire universel l’agriculture, par une société d’agriculteurs in dodici volumi. Nel 1801, fu pubblicato postumo il suo Traité théorique et pratique sur la culture de la vigne, avec l’art de faire le vin, les eaux-de-vie, esprit de vin, vinaigres (due volumi).
Antoine-Laurent Lavoisier
(1743 - 1794)
E’ il padre della chimica moderna. Il suo Traité Élémentaire de Chimie (1789), è considerato il primo moderno libro di testo di chimica. Studio la fermentazione e definì le leggi della trasformazione degli zuccheri in alcool ed anidride carbonica.
Essendo uno dei 28 esattori francesi che non avevano lasciato precipitosamente il territorio nazionale, Lavoisier poté essere catturato e processato come traditore dai rivoluzionari nel 1794 e ghigliottinato con gli altri colleghi a Parigi, all’età di 51 anni.
La sua importanza per la scienza venne espressa dal matematico torinese di origine francese Joseph-Louis Lagrange che si dolse della decapitazione dicendo: “È occorso solo un istante per tagliare quella testa, ma la Francia potrebbe non produrne un’altra simile in un secolo”.
Giovanni Woodhouse
(…. - 1810 ca)
L’attività vinicola industriale in Italia si fa risalire al 1773 quando l’inglese Giovanni Woodhouse procedette all’alcolizzazione del vino bianco di Marsala con poco più di due litri di alcol per ettolitro.
Egli successivamente, nel 1796, fondò a Marsala il primo stabilimento enologico, detto “Baglio”, e sottopose a “concia”, con metodologie analoghe a quelle in uso a Jerez, Madera ed Oporto, i vini alcolici locali e quelli dei vicini territori di Mazara, Castelvetrano e Castellamare dando origine al mito del Marsala.
Antonio Benedetto Carpano
(1764 - 1815)
Nel 1786 dava origine all’industria del Vermouth, riprendendo l’uso, noto ai romani e praticato in Toscana nel Medio Evo, di aromatizzare i vini con erbe e droghe aromatiche ed amaricanti.
Era stato Villifranchi a parlare per primo, nella sua Oenologia toscana (Firenze 1773), di questo vino tipico, il cui nome si fa risalire generalmente al termine tedesco Wermuth (assenzio).
Nel 1786, fornito di una patente di Vittorio Amedeo III , Caprano intraprendeva la fabbricazione usando moscato bianco di Canelli rinforzato con alcool, dolcificato con zucchero raffinato, e ravvivato da particolari estratti di erbe aromatiche.
Il prodotto, una sorta di tonico dolce-amaro, venne posto in vendita in una bottega di Torino sotto i portici di piazza Castello, nota dal nome del suo proprietario, il fabbricante di liquori Merendazzo.
Benedetto Carpano ebbe il merito di avere iniziato la preparazione razionale del vermouth, la cui produzione ed esportazione si è poi sviluppata ad opera di altre rinomate ditte, quali Bosca (1831), Cora (1835), Cinzano (1860) e Martini & Rossi (1863).
Antonio Benedetto Carpano, inventore dell’aperitivo
Vincenzo Dandolo
(1758 - 1819)
Quando la conservazione degli alimenti ancora era un serio problema e l’interruttore del frigorifero non faceva parte delle nostre abitazioni, egli diede un grosso impulso allo studio su come prolungare la “vita” del vino. L’utilità del freddo per la depurazione e la corretta solforazione furono oggetto di attenta analisi, raccolta in seguito in un volume intitolato “Istruzioni pratiche sul modo di ben fare e conservare il vino”.
don Francesco Filippo Indellicati
(1767 - 1831)
Primicerio di Gioia del Colle isolò tra vecchi ceppi di vite coltivati alla rinfusa un particolare clone, proprio a Gioia del Colle, che dava uve abbondanti, dolci e di ottima qualità, dalla maturazione precoce: da qui “primativo”, “primaticcio” e “primitivo” dal latino primativus.
Il sacerdote creò, per talea, la prima monocoltura di primitivo storicamente documentata in località Liponti, nella contrada Terzi di Gioia del Colle, in un appezzamento di terreno dell’estensione di otto quartieri (ognuno dei quali corrispondeva ad ettari 0,1575 e comprendeva circa 625 viti allevate a ceppo basso secondo il sesto di metri 1,50×0,80).
Proprio la sua precocità si dimostrò favorevole per la diffusione, l’uva raccolta nella prima decade di settembre, anticipava i cambiamenti climatici autunnali e le piogge. Gli esperimenti di viticoltura dell’Indellicati furono coronati da un grande successo, testimoniato dall’enorme, rapidissima diffusione della coltivazione del primativo, prima nel territorio di Gioia del Colle e, già dopo solo alcuni decenni, nei paesi limitrofi.
In seguito contribuì alla fortuna del primitivo anche l’elevata richiesta di potenti vini rossi da taglio da parte di industriali vinicoli di altre regioni d’Italia e di altre nazioni.
Jean Antoine Chaptal
(1756 - 1832)
Insegnante di Chimica a Montpellier, e politico accorto si dedica alla viticoltura percorrendo le aree viticole francesi, studiandone le pratiche e raccogliendo numerosi vitigni in una grande collezione ampelografica.
È autore di un volume “Traité théorique et pratique sur la culture de la vigne”. Sulla base delle conoscenze acquisite sulle pratiche di cantina e con il confronto delle regole teoriche dell’equazione di Lavoisier, Chaptal scrive un decalogo sul governo della fermentazione, che ancora oggi può considerarsi il fondamento del governo del processo che converte il mosto in vino.
Difatti Chaptal viene ricordato per aver teorizzato lo zuccheraggio del vino e dal suo nome la pratica viene chiamata “Chaptalization”. Sarà grazie a Lui che i francesi possono zuccherare e noi no?
Jean-Baptiste François
(1792 - 1838)
Dopo aver prestato servizio presso un ospedale militare, questo farmacista di Chàlons si appassiona alla ricerca nel campo della viticoltura, con il sostegno della Société d’Agriculture della Marne.
Mentre cerca una soluzione al problema cruciale della rottura delle bottiglie (dal 30 al 50% di perdite e a volte anche più), si convince rapidamente che è il dosaggio di zucchero a provocare questi scoppi improvvisi e pericolosi, che obbligano il personale addetto a portare maschere di protezione di cuoio o rinforzate con delle griglie di metallo per manipolare le bottiglie.
Individuando la connessione tra l’effetto (la rottura) e la causa (la pressione), stabilisce la dose esatta di zucchero in grado di produrre la quantità di anidride carbonica necessaria per ottenere una buona resistenza delle bottiglie alla pressione e realizzare, al contempo, la presa di spuma indispensabile per lo spumante.
Nel 1836 mette a punto un processo di dosaggio, la réduction François, in grado di stabilire con precisione la quantità di zucchero ottimale, grazie a un enometro preposto allo scopo (gleucoœnomètre). Questa invenzione segna una delle tappe fondamentali per l’elaborazione dello champagne nella forma attualmente conosciuta.
Giorgio Gallesio
(1772 - 1839)
Magistrato e alto funzionario pubblico, fu un attento e illuminato studioso del mondo vegetale, tanto che appena 45enne, si ritirò a vita privata per compiere un’ Opera Pomologica Monumentale. Nelle 156 schede sono descritte e raffigurate “le varietà più squisite di alberi da frutto coltivati in italia”.
Tutt’oggi l’opera è un riferimento fondamentale per comprendere il germoplasma frutticolo del tempo, e magari cercare di recuperarlo, almeno in parte.
Giuseppe Acerbi
(1773 - 1846)
Fra le numerose attività ch’egli svolse, grande importanza rivestì l’ampelografia, tanto che in poco tempo costituì, nel podere di famiglia, una collezione di ben 1522 varietà di vite. Di queste 619 di origine italiana, 400 ungheresi, e 503 derivanti dal resto d’Europa.
Di quest’incredibile collezione, unica a suo tempo, ben prestò non ne restò più nulla causa l’abbandono dopo essersi trasferito in Egitto in veste di console generale austriaco.
Beniamino Ingham
(…. - 1850 ca)
L’Ingham studiò la coltivazione della vite ed i metodi di fabbricazione per perfezionare e migliorare la produzione dei vini Marsala.
A mezzo di circolari lette da banditori con tamburo cercava di diffondere tra i viticultori le conoscenze acquisite e i risultati dei suoi studi sulla coltivazione dei vigneti e sulla vinificazione e conservazione dei vini. Famoso è il suo “decalogo“, ossia le “brevi istruzioni per la vendemmia all’oggetto di migliorare la qualità dei vini“, che pubblicò nel 1834.
Evoluzione dell’enotecnia e dell’industria enologica
Joseph Louis Gay-Lussac
(1778 – 1850)
Fisico e chimico francese, conosciuto soprattutto per le leggi sui gas che portano il suo nome, svolse ricerche sulle fermentazionie può essere considerato l’erede di Lavoisier.
Sviluppo il metodo densimetrico per la determinazione del titolo alcolometrico nei vini, realizzando delle tabelle di correlazione tra la densità relativa e la composizione di miscele idroalcoliche espressa come concentrazione volumica dell’etanolo presente, utilizzate ancora oggi.
Paolo Francesco Staglieno
(1773 – 1850)
Il maggiore generale Paolo Francesco Staglieno, discendente della famosa famiglia patrizia genovese è stato un grande studioso di enologia.
Al ritiro dalla carriera militare fu nominato dal re Carlo Alberto responsabile della produzione del vino delle Tenute Reali, che facevano capo a Pollenzo. Notissimo in tutte le Langhe può essere considerato il padre del Barolo.
Nel 1835 fu autore di un libro ritenuto pietra miliare nella storia del vino: Istruzione intorno al miglior modo di fare e conservare i vini in Piemonte. Egli sosteneva che con i vini fini bisogna aver pazienza d’aspettare ed è considerato come il primo enotecnico che codificò un invecchiamento minimo per i nobili Nebbioli dell’Albese.
Dagli scritti del generale Saglieno si evince la necessità di fare un “vino secco, senza ombra di dolce”, e nel caso del nebbiolo si prescrive un invecchiamento poiché “non sono nella loro perfetta bontà se non quando tocchino il quarto anno dalla loro fattura”.
Cosimo Ridolfi
(1794 - 1865)
Il marchese Cosimo Ridolfi è stato un agronomo e politico italiano. Nacque da nobile famiglia fiorentina e, tra le tante attività che svolse, sicuramente quella che più lo rese illustre – dapprima sotto il Granducato di Toscana poi nel Regno d’Italia – è quella legata alle ricerche di agronomia, che svolse sul campo, nella sua fattoria di Meleto nella Valdelsa, creando il primo Istituto Agrario in Italia.
Fondò nel 1827 insieme a Raffaello Lambruschini e Lapo de’ Ricci la rivista utilizzata dai soci dell’Accademia dei Georgofili il “Giornale Agrario Toscano“, e pubblicato a cura di Giovan Pietro Vieusseux.
Nicole-Barbe Clicquot-Ponsardin
(1778 - 1867)
Fu lei che introdusse grandi progressi nell’elaborazione dello champagne.
Nel 1806 Nicole-Barbe Ponsardin vedova a 27 anni di François Clicquot, eredito la piccola azienda del marito e cominciò a dare grosso impulso alla commercializzazione dello Champagne. Prima di spedire le sue bottiglie, toglieva il sedimento e riempiva il vuoto creatosi con una miscela sciropposa di vino, zucchero, alcol e brandy.
Insieme al suo secondo chef de cave, il bavarese Antoine de Müller, la “Veuve” (vedova), come la chiamavano, mise a punto la prima tavola di remuage per eliminare il deposito dalla bottiglia di champagne, utilizzando il suo stesso mobilio.
Prima si usava il “dépotage”, ossia il travaso in altra bottiglia con grande perdita di spuma. Madame Clicquot estese i suoi commerci in Polonia e poi in Russia mantenendo alle proprie dipendenze un certo Monsieur Boline, collaboratore principale nonché efficiente agente del suo defunto marito. Il suo champagne veniva consumato in tutte le corti europee dell’epoca, anche se non mancava la concorrenza di altri venditori, sulle tracce degli eserciti dell’imperatore.
La “Grande Dame” lasciò l’attività a Edouard Werlé, un tedesco subentrato a Louis Bohne, deceduto nel 1822. Naturalizzato francese, Werlé divenne il capostipite e rese stabile la maison.
Vincenzo Florio
(1799 - 1868)
Pare ancora di vederle, le navi che salpano dal porto di Marsala alla volta dell’Inghilterra, cariche di botti e quel vino alcolizzato perché possa conservarsi durante i mesi di navigazione.
La storia moderna del Marsala, orgoglio dell’enologia siciliana, non può prescindere da quella della famiglia Florio ed in particolare da Vincenzo Florio che nel 1832, dopo aver acquistato un terreno in un tratto di spiaggia situato fra i bagli di Ingham-Whitaker e di Woodhouse, vi fece costruire uno stabilimento per la produzione di vino Marsala, dando vita ad una delle case vinicole più maestose e conosciute che l’Italia intera possa vantare: Cantine Florio, e dando, in questo modo, non solo una nuova dimensione alla città di Marsala, ma contribuendo ad inventare la Sicilia moderna.
Florio fu il primo produttore ad etichettare il Marsala con il nome di un produttore italiano.
Grazie alla flotta di navi mercantili posseduta dalla famiglia Florio e alla sua organizzazione commerciale a livello internazionale, il Marsala divenne il vino da dessert più servito sulle tavole della borghesia europea e cominciò ad essere esportato anche negli Stati Uniti d’America.
Nel 1864 fu nominato senatore del Regno
Ubaldo Rosi
(1799 - 1870 ca)
Agronomo nato a Gubbio nel 1799 e amministratore dei Beni della Casa Ducale di Leuchtemberg, prima a Fano poi ad Osimo e quindi a Jesi.
La sua vera passione era l’arte di produrre vino. Dalle lettere di quei tempi si legge che per molti anni si dedicò alla vinificazione, ottenendo risultati prestigiosi e molto apprezzati, specialmente per gli spumanti e capì la vocazione del verdicchio alla spumantizzazione, iniziando la sperimentazione del metodo champenois.
Questa ipotesi è suffragata da una lettera, datata 16 luglio 1857, nella quale Ubaldo Rosi chiedeva al Gonfaloniere di Jesi, Bali Ghislieri, il rilascio di una certificazione che attestasse la sua attività nella vinificazione dei vini spumante. «Oltre agli attrezzi,ed utensili Vinarj occorribili, è mestieri provvedersi di un numero di Bottiglie di Vetro nero di Francia per Vini Spumanti, alla maniera del Vino Champagne, ed Egli è già d’intesa con persona influente del Ministero della Finanza per ottenere a titolo d’incoraggiamento l’esenzione dal dazio di n. 2.000 bottiglie da introdursi. A giustificare presso detto Ministero che il Rosi si occupò con capacità e profitto in tale arte è mestieri aver de’Documenti ed è però che Egli si rivolge alla bontà dell’Eccellenza Vostra, onde voglia degnarsi dichiarare ch’Egli dal 1843 al 1847, inclusive, in cui dimorò in Jesi nella suddetta qualifica, si occupò del modo suddetto alla Vinificazione, e che i risultati si riconobbero in questa città Favorevolissimi segnatamente per i vini spumanti».
Leopoldo Incisa della Rocchetta
(1792 - 1871)
I primi studi a Rocchetta ed una carriera a Milano in campo amministrativo. Poi la svolta. Tornato a Rocchetta, si dedica pienamente all’agricoltura presso la sua tenuta, dove crea un ricco vivaio dettagliatamente descritto in una sua opera ampelografico intitolata “Catalogo descrittivo e ragionato della collezione di vitigni italiani e stranieri posseduti dal Marchese Leopoldo Incisa della Rocchetta”.
Il Catalogo, pur non presentando descrizioni complete dei vitigni, si sofferma sulle sinonimie e sulle somiglianze, con giudizi sulle attitudini all’impiego come uve da tavola o da vino, sul loro livello qualitativo, con qualche cenno sulle condizioni più adatte alla loro coltura.
Il lavoro infatti, mirava non soltanto ad approfondirne la conoscenza, ma anche a propagare i vitigni migliori per promuoverne la vendita.
Dizionario Biografico
Jules Guyot
(1807 - 1872)
Forse inconsciamente, già molti dei nostri nonni eseguivano quel metodo di potatura che prevede un corto “sperone”, pensando al futuro e un più lungo “capo a frutto” per l’imminente presente.
La forma di allevamento a Guyot, dal suo inventore, è fra le più conosciute al mondo nelle sue svariate modifiche e rivisitazioni.
Il sistema Guyot è ampiamente utilizzata in tutta vigneto d’Europa. I termini “single Guyot” e “doppio Guyot” sono utilizzati per diverse tecniche nella potatura dei vitigni. Il concetto è sempre quello originale: obiettivo uve di qualità.
Bettino Ricasoli
(1809 - 1880)
Il barone Ricasoli fu uno dei protagonisti del risorgimento italiano, ricoprendo anche alte cariche politiche. In campo agricolo investì gran parte dei suoi averi per migliorare la viticoltura e l’enologia toscana. Impose una maggior distanza tra i filari per favorire le lavorazioni, introdusse metodi di potatura corta, ed in cantina dimostrò l’incremento di qualità che si ottiene con il giusto grado di maturazione e la separazione delle partite migliori.
Bettino viaggiò, visitò cantine, trasferì in Chianti conoscenze e strumenti all’avanguardia, coinvolse nella sua missione ricercatori e studiosi illustri dell’epoca, fu anche saggio e lungimirante uomo di marketing nel prendersi cura degli aspetti di commercializzazione e posizionamento dei vini di Brolio sui mercati internazionali.
Il suo impegno sul fronte dello sviluppo economico del Chianti, si intreccia con la sua storia di uomo politico protagonista del Risorgimento, Primo Ministro nell’Italia unita del dopo Cavour. La sua determinatezza ha dato corso a quello che può essere definito anche risorgimento della vitivinicoltura italiana.
Lluís Justo y Villanueva
(1834 - 1880)
Professore di chimica nel prestigioso Istituto agrario catalano Sant Isidre di Barcellona, nella seconda meta del 1800 conduce ricerche sulla spumantizzazione in bottiglia delle uve autoctone catalane, insieme ad Agustin Vilaret de Blanes.
Due alunni dell’istituto, Miquel Esquirol e Josep Raventòs, affascinati dalle lezioni di Justo, proseguono le ricerche gettando le basi del futuro Cava.
Louis Claude Oudart
(…. – 1881)
Enologo, viticoltore, membro corrispondente della Reale Società Agraria di Torino e commerciante di vino in Genova, Louis Claude Oudart è stato un misterioso personaggio del mondo enologico ottocentesco.
Astuto negoziante titolare della Maison Oudart et Bruché, fonte di guadagni nel capoluogo ligure, si rivela al contempo capace di impressionare l’ambiente vinicolo piemontese e gli accademici sabaudi con i suoi esperimenti sui vini di Langa, Nebbiolo secco di Neive in primis. E, grazie alle innovative pratiche che applica in vigna e in cantina, le sue bottiglie conquistano fama e medaglie nelle più importanti rassegne internazionali dell’epoca.
La data di svolta è certa 1843. In quell’ anno, Louis Oudart, enologo di fama, accettò da Cavour l’ incarico della produzione di vini nelle cantine del castello di Grinzane. Grazie all’ amicizia con il conte, la marchesa Falletti di Barolo chiese consiglio all’ enologo francese su come migliorare il nebbiolo prodotto dai suoi appezzamenti di terreno intorno a Barolo. Louis Oudart individuò nella bassa temperatura le cause che conferivano al vino di Barolo la sua deprecabile dolcezza e suggerì l’uso di lieviti specifici. È questo il primo seme del Barolo moderno, l’ utilizzo di metodi di vinificazione importati dalla regione del Bordeaux.
Josep Raventós i Fatjo
(1824 - 1885)
Erede della famiglia Codorniu, viticultori e produttori di vino già dal 1500, seguendo l’insegamento del suo professore alla scuola agraria Justo y Villanueva, nel 1872, dopo un viaggio nella Champagne, iniziò a produrre lo spumante secondo il metodo classico, scelta allora pioneristica per la Spagna, le prime 3.000 bottiglie di Cava utilizzando i vitigni Macabeu, Parellada, Xarello, aprendo una nuova sede produttiva nell’Alt Penedès.
Tutte le bottiglie vengono vendute al mercato di Barcellona. Inizia così l’epopea del Cava e con essa la fortuna della casa Codorniu, insieme a tante altre famiglie di Sant Sadumi d’Anoia.
La Codorniu è la prima produttrice mondiale di spumante e cava prodotti secondo il metodo classico. La produzione annua è di 100 milioni di bottiglie. È la più antica azienda spagnola e tra le venti più antiche a livello mondiale.
La cantina Codorníu di Sant Sadurní d’Anoia progettate da Josep Puig i Cadafalch e costruita alla fine dell’800, è un importante esempio di architettura industriale modernista. Nel 1976 è stata dichiarate monumento storico di interesse artistico.
don Felice Benedetti
(1819 – 1886)
Avversario dell’analfabetismo, istituì varie scuole diurne, serali e festive. Fu un prete patriota nel risorgimento. Promosse riunioni e congressi per spronare gli agricoltori e, nel 1867, fondò il Comizio Agrario di Conegliano, del quale fu presidente fino al 1884.
Si dedicò allo studio ed alle sperimentazioni su: allevamenti, concimi, irrigazione, innesti, bachicoltura, classificazione e descrizione di vitigni.
Nel 1870 pubblicò un suo “Catechismo agrario popolare”. Assieme ad Antonio Carpenè fondò la Società Enologica Trevigiana.
Jean Baptiste Boussingault
(1802 – 1887)
Chimico e agronomo francese può essere considerato il padre dell’agricoltura moderna. Compì ricerche di fisiologia vegetale e fu tra gli iniziatori degli studi di chimica agraria dimostrando che l’efficacia dei fertilizzanti dipende dal loro contenuto di sostanze azotate e fosforo.
Pubblicò un libro, Economia rurale, tradotto in diverse lingue, sullo sviluppo e nutrizione delle piante, l’agronomia e le discipline agricole.
Nel 1878 gli viene assegnata la medaglia Copley per i suoi contributi alla scienza; gli è stato dedicato anche il nome di un cratere lunare.
Michele di Sangro
(1824 - 1890)
Sarà XI e l’ultimo principe di San Severo. Destinò, dopo la sua morte, tutto il suo enorme patrimonio, circa 3000 ettari, ad opere di pubblica utilità, delegando ai Comuni (in particolare San Severo e Torremaggiore, dove i suoi feudi erano più cospicui) il compito di promuovere il progresso e la prosperità dell’economia, soprattutto vitivinicola, servendosi delle rendite fondiarie.
Fu la sua compagna, Elisa Croghan, ad attuare le disposizioni testamentarie.
Così nasce a San Severo agli inzi del ‘900, dopo una lunga disputa giudiziaria tra gli eredi diretti che volevano appropriarsi delle proprietà e la Elisa Croghan che invece voleva dare seguito alle volontà del suo compagno e ultimo Principe di San Severo, la Fondazione Di Sangro e l’anesso Istituto Agrario che tanto fecero per il progredire della viticoltura e olivicoltura nel territorio della Capitanata.
Ottaviano Ottavi
(1849 - 1893)
Una naturale dote per la scrittura gli permise, appena vent’enne di lavorare al giornale fondato dal padre a Casale Monferrato.
La passione per la viticoltura e l’enologia gli consentirono poi di pubblicare alcuni importanti testi tra i quali “Monografia sui vini da pasto e da commercio” (1873) e di fondare il “Giornale Vinicolo Italiano” nel 1875, in collaborazione con Ippolito Maccagno.
Louis Pasteur
(1822 - 1895)
“Ogni scoperta è tanto più importante quanto più utile risulta alla società”.
Louis Pasteur è stato un chimico, biologo e microbiologo. Grazie alle sue scoperte e alla sua attività di ricerca è universalmente considerato il fondatore della moderna microbiologia. Ha inoltre operato nel campo della chimica, e di lui si ricorda la teoria sull’enantiomeria dei cristalli.
Beviamo il latte a distanza di giorni dalla mungitura, beneficiamo dell’efficacia di alcuni importanti vaccini (idrofobia dell’uomo), conosciamo a fondo l’andamento delle fermentazioni e siamo in grado di gestirle al meglio.
Le malattie dei vini non sono più oscure. Pasteur ha mantenuto fede al proprio motto! Per le sue scoperte ha ottenuto numerose onorificenze: Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Legion d’Onore, Cavaliere dell’Ordine al Merito Agricolo, Commendatore dell’Ordine della Rosa, Cavaliere di I classe dell’Ordine di Mejidiyye (Impero ottomano).
A Pasteur sono stati intitolati l’asteroide 4804 Pasteur, il cratere Pasteur sulla Luna e il cratere Pasteur su Marte.
Carlo Gancia
(1829 - 1897)
E’ stato il creatore dello Champagne italiano, oggi meglio conosciuto come Asti Spumante.
Carlo Gancia nacque a Narzole nel 1829. Fin da piccolo affiancò il padre nelle operazioni di cantina da cui apprese il fascino e la maestria della vinificazione.
A Torino inizia a frequentare gli studi di chimica e farmacia che gli danno l’opportunità di compiere esperimenti anche in campo enologico. A metà degli anni 40 si trasferisce a Reims per approfondire le nozioni di lavorazione degli champagne, facendosi assumere presso una rinomata casa di produzione locale, la Piper-Heidsieck.
Vi rimane per due anni, ricoprendo le più svariate mansioni, dapprima adattandosi ad essere assunto come semplice operaio e solo successivamente passa al ruolo di tecnico specializzato ed infine a quello di esperto. Sperimentando direttamente i processi che consentono la realizzazione del prodotto si appropria dei segreti e delle tecniche del metodo classico.
Il suo intento è di riuscire a semplificare la lavorazione del metodo francese attraverso l’utilizzo delle uve moscato, consentendo un risparmio di tempo e lavorazione, per ottenere un costo di produzione inferiore che inciderebbe sul prezzo di vendita.
Fu al ritorno dalla Francia che nel 1850 affitta una vecchia cantina a Chivasso e fondò con il fratello Eduardo la ditta spumantiera Fratelli Gancia, divenendo così il padre fondatore dello spumante italiano.
Da cinque generazioni la famiglia Gancia conduce l’azienda, la cui sede si trova nel cuore dell’Asti spumante, Canelli, la capitale del moscato.
La storia dei Gancia
Francesco Cirio
(1836 - 1900)
nato a Nizza Monferrato il giorno di Natale del 1836, può essere considerato il capostipite della commercializzazione ed esportazione di uva da tavola verso la Francia e, in coincidenza dell’apertura della linea ferroviaria del Brennero nel 1885, con la Germania. Inseguito Francesco Cirio legò il proprio nome ai pomodori pelati in scatola
Pierre Marie Edouard Malligand
(…. – 1900 ca)
Nel 1842 l’abate Brossard-Vidal, professore a Tolone, brevettò un ebulliometro che chiamò enoscopio centesimale che subì varie modifiche e perfezionamenti e presentato all’Accademia delle scienze nel 1948.
Alla morte dell’abate Vidal nel 1863, la sorella dell’abate, signorina Marie Euphrésine Elisabeth Brossard-Vidal ereditò l’invenzione dal fratello, ma senza successo economico, anzi cadde nella più completa miseria.
Pierre Marie Edouard Malligand, facoltoso commerciante di vini e titolare della ditta E. Malligand Fils, con sede a Parigi, negli anni settanta dell’Ottocento, in Boulevard St.Michel n. 1, probabilmente amico dell’abate, oltre a soccorre la sorella del suo amico, si interesso del perfezionamento dell’apparecchio dell’abate, per fornire alla sorella una fonte di reddito.
Per far ciò mise insieme un fisico, un fabicante di apparecchi scientifici e dei soffiatori di vetro e costruttori di termomentri. Le prove e i miglioramenti proseguirono per circa dodici anni e nel 1874 il Malligand presenta un ebulliomentro ben funzionante all’Accademia delle Scienze, che si espresse con giudizi estremamente positivi.
Il successo di tale ebulliometro denominato semplicemente “Malligand”, dal nome del finanziatore del progetto, fu rapido e si diffuse in tutti i Paesi vitivinicoli.
Tappe determinazione del grado alcolico
Enrico Comboni
(1850 – 1900)
Fu il primo insegnante di Chimica della Scuola enologica di Conegliano, fondatore e primo direttore del Laboratorio di Chimica annesso all’Istituto, per quasi vent’anni. Gli ultimi cinque anni di vita li dedicò alla direzione della Stazione enologica di Asti.
Chimico illustre, autore di un Trattato di Enochimica, noto per i suoi studi sulla sostanza colorante dei vini e per avere, in collaborazione con Antonio Carpenè, messo a punto la produzione industriale di enocianina.
Larga notorietà ebbero anche i suoi lavori sulla distillazione dell’alcol, la sua “distillatrice Conegliano, sistema Comboni” e l’alambicco Comboni.
Antonio Carpené
(1838 - 1902)
Il contributo che la famiglia Carpené dona all’enologia da tre generazioni è di valore inestimabile. Tutto ebbe inizio con Antonio, laureato in farmacia ed in chimica, che dopo aver partecipato alla patriottica impresa dei Mille si dedicò anima e corpo allo studio e alla ricerca in enologia.
Con Angelo Malvolti diede vita allo stabilimento vinicolo Carpenè Malvolti.
Numerosissime le sue pubblicazioni : ” Nozioni teorico-pratiche di viticoltura e vinificazione” con il professor Vianello; sempre con Vianello la monografia “La vite e il vino nella provincia di Treviso” ; “Studi critici sulla composizione chimica dei vini” e molte altre.
In collaborazione con Comboni creò l’industria dell’enocianina. Intensa fu anche l’attività nel campo della strumentazione di laboratorio e per la tecnica enologica. Progettò diversi apparecchi di enochimica ed enotecnica e divenne socio di vari enti ed accademie, prima di passare il testimone al figlio Etile.
Francesco Ghiglia
(1831 - 1902)
Medico di Alice Bel Colle (Alessandria) si dedicò anche ai problemi della viticoltura, a studi ampelografici, alla lotta contro la fillossera. In una sua celebre opera “La viticoltura italiana ed i suoi bisogni. Criteri tecnici ed economici” si occupò delle qualità essenziali dei vini, della produzione e commercio vinicoli, della tecnica enologica, della conservazione dei vini.
William Painter
(1838 – 1906)
E’ stato l’inventore del tappo a corona. Nasce a Triadelphia nel Maryland, da una famiglia quacchera. Non fece studi regolari; suo padre non aveva i mezzi per mandarlo al Collage. Fu in tutto e per tutto un self made man.
Nel 1867 trovò impiego presso la ditta meccanica Murril & Keizer, ditta in cui ebbe modo di far valere le sue capacità inventive. Nel corso della sua vita ottenne il riconoscimento di 85 brevetti nei campi più vari.
La sua invenzione più noto sono i tappi a corona e tutto il sistema per la tappatura e fattura dei tappi. Il 2 febbraio del 1892 ottenne il brevetto per il tappo corona, e l’anno successivo, precisamente il 1 aprile del 1893, venne fondata la Crown Cork and Seal Company, con sede a Baltimora. Il tappo corona ebbe un successo enorme, nel 1906, anno della morte di Painter, la Crown aveva fabbriche in Europa, Sud America e in Oriente.
Oggi la Crown Holdins , Inc. produce in 139 impianti dislocati in 41 paesi.
Nel 2006, in occasione del centenario della sua morte, Painter è stato accolto nella Hall of Fame degli inventori.
Il tappo a corona viene usato anche nel metodo classico nel periodo di fermentazione in bottiglia; dopo la “sboccatura” si procede con la chiusura con tappo di sughero.
Nella seconda metà degli anni ’60, sempre negli Stati Uniti, vengono creati i “tappi corona a vite” cioè tappi a corona svitabili e dunque richiudibili. Alla fine degli anni ’60 il sughero posto all’interno del tappo viene sostituito dalla plastica.
Giovanni Battista Cerletti
(1846 - 1906)
Gli studenti di enologia ringraziano il dott. Cerletti per aver fondato la prima Scuola Enologica. Fu a Conegliano Veneto nel 1876, della quale fu poi direttore per dieci anni. Prima ancora aveva fondato a Milano l’Agenzia Enologica Italiana, nota ditta costruttrice di macchine enologiche.
Fondò con Carpenè la “Rivista di Viticoltura ed Enologia”; creò il primo Circolo Enofilo Italiano; riattivò il locale Comizio Agrario; volle la prima Esposizione Internazionale di apparecchi e macchine enologiche (1881).
Nel 1886 fu chiamato a Roma alla Società Generale dei viticoltori italiani. Fu membro autorevole del Consiglio Superiore e del Comitato per l’Istruzione Agraria; ebbe vari incarichi governativi, l’ultimo dei quali riguardante l’emigrazione italiana negli Stati dell’America Centrale.
Diverse furono le mansioni che svolse, in campo enologico ma non solo: anche importanti ricerche sulle colture tropicali.
Giacomo Grazzi Soncini
(1844 – 1906)
Proveniente dalla Scuola Agraria di Grumello del Monte (BG), da lui fondata, diresse la Scuola di Conegliano dal 1887 al 1891 e in seguito quella di Alba e di Catania. Fu insegnante esemplare ed autore di varie pubblicazioni nel settore della viticoltura, della frutticoltura e dell’enologia.
Nel periodo coneglianese apparvero tra l’altro sulla “Nuova rassegna di viticoltura ed enologia” degli anni 1889 e 1890, due serie di note molto apprezzate, intitolate “Assaggio dei vini”, “Caratteri e difetti dei vini” e “I filtri”.
Giuseppe Pavoncelli
(1836 - 1910)
E’ uno dei pionieri e dei maggiori trasformatori dell’agricoltura nel Tavoliere delle Puglie. Infatti, introduce tra il 1876 e il 1887 nell’economia agricola della Capitanata, basata prevalentemente sulla pastorizia e sulla cerealicoltura estensiva, la coltivazione della vite, consociata all’olivo. In tal modo cambia il modello di sviluppo economico agricolo del territorio del Tavoliere e di Cerignola in particolare, costruendo numerose cantine.
La Cantina Pavoncelli è stata la prima in Italia a imbottigliare e commercializzare il vino rosè.
Fu Ministro dei Lavori Pubblici del Regno d’Italia nel Governo di Rudinì IV, e durante la sua attività politica si spese molto per l’acquedotto pugliese.
Antonio Fonseca
( ….. – 1911 ca)
Fu direttore della Regia Cantina Sperimentale di Barletta e dell’Ufficio Governativo di Barletta dal 1885 al 1897. Pubblico nel 1984 I Vini Rosati: Metodi per la fabbricazione dei vini rosati, Pigiatura delle uve per ottenere vini rosati, Utilizzazione delle vinacce, Pratiche dirette a migliorare i mosti, Decolorazione dei vini rosati. Opera di riferimento per molti anni per i vinificatori del Sud d’Italia grandi produttori di questi vini.
Edmund Mach
(…… - 1912 ca)
Fondatore e primo direttore dell´Istituto Agrario San Michele all´Adige.
L’Istituto nasce il 12 gennaio 1874 per volontà della Dieta Regionale Tirolese, con lo scopo di creare una struttura sperimentale e didattica in grado di qualificare l’agricoltura trentina. Mach ha tracciato un solco percorso ancora oggi dagli esponenti della viticoltura di qualità, facendo diventare l’Istituto Agrario un punto di riferimento dell’enologia mondiale.
Domizio Cavazza
(1856 - 1913)
A volte un’intuizione, pur semplice nella sua genialità, può fare la storia di un grande vino. Fu così che Cavazza , direttore della Scuola di Specializzazione di Alba, capì che il Nebbiolo, coltivato a Barbaresco, poteva dare risultati più che interessanti e un prodotto diverso rispetto al Barolo. Iniziò interessanti sperimentazioni con nuovi portainnesti, sesti d’impianto e metodi di coltivazione “moderni”.
Giuseppe Di Rovasenda
(1824 - 1913)
Considerato fra i primi e più importanti ampelografi del tempo, riunì nei propri vigneti, una ricca quantità di vitigni provenienti da ogni parte d’Europa, e creo la più grande collezione Ampelografica del continente. Circa 4000 vitigni sono da lui raccolti e studiati minuziosamente per pubblicare nel 1877, un saggio dal titolo “Saggio di ampelografia Universale” tradotto nel 1881 anche in lingua francese.
Sosthnes de la Rochefoucauld
(….. - 1914 ca)
La vitivinicoltura del Tavoliere si avvantaggiò dell’opera di un’altra grande famiglia, i La Rochefoucauld.
Sosthnes de la Rochefoucauld, duca di Doudeauville e di Bisaccia, entrato in possesso dell’azienda di Cerignola della superficie di 4.800 ettari nel 1893, a seguito della morte del fratello Stanislao, la trasformo destinando a vigna 3.000 ettari con al costruzione di 11 stabilimenti enologici di moderna concezione.
Eugenio Gianazza
(1867 - 1915 ca)
Muove i primi passi nell’industria meccanica a Legnano, facendo il “ramaio” e lo “stagnino”, finché l’innato ingegno ed una pura dedizione al lavoro, lo portano a fondare nel 1892 le Industrie Gianazza.
Si producono apparecchi per la distillazione, autoclavi di estrazione e sterilizzazione, nonché diverse altre macchine enologiche: filtri continui, separatori di fecce, pastorizzatori, stabilizzatori a freddo e concentratori di mosto.
Armand Welfart
(1849 - 1918)
nato in Belgio, è l’inventore dell’attuale processo di congelamento del collo delle bottiglie utilizzato nella sboccatura dei vini spumanti metodo classico per l’eliminazione dei sedimenti presenti nella bottiglia.
Nel 1884 Walfart brevetta il sistema di dégorgement a la glace , ciò ha premesso di automatizzare la procedura di sboccatura che precedentemente era solo manuale “degorgement a la volée” con maggior perdite di prodotto.
La prima azienda ad adottare questo tipo di sboccatura è stata la Moët & Chandon nel 1891.
Celso Ulpiani
(1867 - 1919)
Ulpiani, dopo aver studiato medicina e praticato per alcuni anni, comprese che la sua strada era un’altra. Si dedicò allora alla chimica agraria e all’agricoltura: scrisse numerose opere scientifiche, diresse diversi enti agrari affrontando in modo lucido e geniale i problemi che in quel tempo affliggevano l’agricoltura.
L’Istituto enologico di Ascoli Piceno porta il suo nome.
Giovanni Basile Caramia
(….. - 1922)
Fu nel 1905 che Caramia disponeva per testamento che “…l’intera sua proprietà fosse assegnata al Capo dello Stato al solo, precipuo scopo di fondare in Locorotondo (…) una scuola agraria per istruire i figli degli agricoltori poveri”.
E tutt’oggi il suo spirito di passione e dedizione alla terra rivive in quella scuola da lui tanto voluta, come Istituto di Istruzione Superiore Tecnica Agraria, che non solo porta il suo nome, ma la sua stessa identità.
Federico Martinotti
(1860. - 1924)
La produzione dei vini spumanti secchi conobbe una svolta importante quand’egli, nel 1895, direttore della Stazione Enologica Sperimentale di Asti, progettò e brevettò uno strumento per la rifermentazione in grandi recipienti.
Fu poi un francese di nome Charmat a goderne i meriti a livello mondiale, proponendo il metodo su scala industriale. Ma è doveroso ribadire la paternità italiana di un’invenzione tanto importante.
Matteo Da Ponte
(1864 – 1925 ca)
Si è rivelato una figura fondamentale per l’arte della distillazione. Matteo, fratello di Andrea, fondatore dell’omonima distilleria pubblica il “Manuale della distillazione delle vinacce, del vino e della frutta fermentata” edito nel 1896, in cui compaiono per la prima volta gli alambicchi da lui brevettati e le colonnine di concentrazione dei vapori alcolici.
Le nuove regole nella distillazione assumono l’importanza di un vero e proprio trattato in materia, tanto che la casa editrice Hoepli ristampa il manuale nel 1901 e successivamente nel 1909, 1922 e nel 1931, in edizioni rivedute ed ampliate di volta in volta dallo stesso Matteo.
Da allora, poiché il manuale diventa il testo di riferimento nelle scuole di enologia, si parla del “Metodo Da Ponte”, un sistema innovativo che segna la storia della distillazione e che permette, attraverso l’applicazione di rigide regole, di raccogliere e conservare nel distillato tutti i principali aromi varietali dell’uva, valorizzandone l’armonia e la gentilezza. La grappa subisce così un’evoluzione e si distingue per il suo carattere unico ed inconfondibile.
Bortolo Bertolaso
(1845 – 1930 ca)
Fu lui, l’ing. Bortolo Bertolaso, uomo di grande cultura e straordinario dinamismo facendosi promotore di importanti innovazioni ed invenzioni nel settore agricolo ed enologico, inizia nel 1880 l’attività dell’omonia azienda a Zimella (Vr).
Gli esordi furono con la produzione innovativa di solforatrici a spalla che permetteva ai contadini di soffiare i prodotti chimici sulle viti da trattare, e per la cui invenzione fu premiato nel 1899 all’Esposizione Universale Internazionale di Marsiglia e venne insignito nel 1907 del titolo di Cavaliere del lavoro.
Ma l’interesse e la cura per il vino, lo portano presto a ingegnarsi per risolvere il problema della conservazione del prodotto in bottiglia focalizzando la sua attenzione sulla progettazione e costruzione di macchine in grado di tappare le bottiglie.
Ancora oggi il core business è la progettazione, costruzione e installazione di macchine e impianti completi per l’imbottigliamento di bevande, con un business di 40 milioni di euro l’anno realizzato in mezzo mondo: Bertolaso esporta oltre l’85% della produzione.
Michele Giunti
(1854 – 1934)
Nativo di Sanguineto di Cosenza, conseguì la laurea in Scienze Agrarie presso la Scuola Superiore di Agricoltura di Portici. Diede la sua opera ad Avellino e per dodici anni a Roma presso la Stazione di Chimica Agraria.
Dal 1896 al 1924 fu direttore dell’Istituto di Conegliano e salvò la Scuola dalla crisi di fine secolo riportando la Scuola stessa e l’azienda in perfetta efficienza.
Promosse la Costituzione della Fondazione per l’insegnamento enologico ed agrario per rendere la Scuola autonoma. Accanto ad essa fece sorgere la Stazione Sperimentale di Viticoltura ed Enologia che ancora mancava in Italia e ne assunse la direzione sino al 1924 quando, per raggiunti limiti di età, lasciò la responsabilità a Giovanni Dalmasso di entrambi gli Istituti.
Il comune di Conegliano gli conferì la cittadinanza onoraria e gli intitolò una via.
Pietro Giuseppe Garolla
(1849 - 1934)
Potremmo definirlo il Leonardo dell’agricoltura e dell’enologia, un inventore la cui fama non conobbe e ancora oggi non conosce confini. Già a fine Ottocento mise a punto la pompa irroratrice a zaino, si occupò del perfezionamento dei cannoni antigrandine, filtri, misuratori di vini e molto altro.
La sue vere perle furono, e rimangono la pigiadiraspatrice centrifuga datata 1887 e l’invenzione del raccordo “universale”. Questo sistema fu talmente rivoluzionario che ancora oggi è usato per tenere unite le tubazioni e porta il suo nome “raccordo garolla“.
Carlo Hugues
(1849 - 1934)
Piemontese d’origine, svolse la sua attività nelle terre allora soggette all’impero austro-ungarico.
Nel Trentino, dove avviò la lotta antifillosserica e antiperonosporica, in Istria per riorganizzarvi la Stazione Sperimentale e l’Istituto Agrario Provinciale e infine a Gorizia, nel ruolo di Segretario del Consiglio Agrario Provinciale dell’Istria.
Pierre Viala
(1859 – 1936)
Professore di viticoltura presso l’Istituto agronomico nazionale ed ispettore generale della viticoltura, è autore di numerose opere e memorie sull’ampelografia e le malattie della vite.
Fu eletto membro dell’Accademia delle scienze francese nel 1917 e membro della Société puis Académie d’Agriculture nel 1895.
Ebbe un ruolo fondamentale nella risoluzione del problema della fillossera che mise a terra la viticoltura in quel periodo. Nel 1887 il Ministero dell’Agricoltura francese incaricò il Viala di intraprendere un viaggio ufficiale negli Stati Uniti, che racconta nel libro Une missione viticole en Amérique pubblicato nel 1889, per cercare varietà di viti americane adatte per i suoli calcarei, su cui innestare dei vitigni francesi.
Dopo aver visitiato numerosi territori americani, giunto in Texsas Viala trova terreni simili a quelli che stava cercando, ricchi di marne calcare, su cui crescevano viti verdi e vigorose : Vitis Berlandieri, Vitis Cinerea e Vitis monticola, che subito impoto in Francia. E’ questo il momento in cui rinasce la viticoltura europea.
Giuseppe Tamaro
(1859 - 1939)
Dopo la laurea in Scienze Agrarie divenne direttore di varie Regie Scuole Pratiche di Agricoltura. Nel mentre si prodigò in una moltitudine di pubblicazioni (790 scritti prima della pensione), di altissimo valore, in svariati campi dell’agricoltura: dall’economia agraria alla viticoltura, dalla frutticoltura all’enologia: ognuna di queste impregnata di ampie e precise conoscenze scientifiche che sottolineano la vasta cultura e passione di Tamaro.
Federico Paulsen
(1861 - 1943)
Erano gli anni dell’invasione fillosserica quando, conseguita la laurea in Scienze Agrarie, partì alla volta della Francia per studiare quella malattia rovinosa, già nota in quei luoghi da alcuni anni. Fatto tesoro dell’esperienza, tornò in Italia dove a Palermo, direttore del Vivaio Governativo di Viti Americane, creo diversi portinnesti ancora oggi molto diffusi nel Mediterraneo: uno per tutti? Il 1103 .
La vita e l’eredità scientifica di un innovatore
P. Teodoro Ferraris
(1874 - 1943)
Ancora oggi il Reparto di Scienze Naturali alla Scuola Enologica di Alba, porta il suo nome. Una targa così lo ricorda “un faro che brillava in tutto il mondo”. Una vita dedicata all’insegnamento della botanica e patologia vegetale, ad Avellino prima, appena dopo la laurea presso la R. Università di Roma, e poi ad Alba fino al ’39, quando si ritirò a vita privata.
Tito Poggi
(1857- 1944)
La sua attività si svolse su diversi fronti, tutti fondamentali per la viticoltura del nostro paese. Fu insegnante di agronomia a Modena e poi a Rovigo, dove fu nominato Direttore della cattedra ambulante di agricoltura. Ricordiamo anche il suo incarico di delegato per la ricerca e sorveglianza della fillossera che svolse dal 1890 al 1897.
Angelo Longo
(…… - 1949)
Dire Longo e dire “uve da tavola” era tutt’uno. Tutta la sua vita fu tesa al perfezionamento di questo suggestivo settore della viticoltura, recensendo centinaia di varietà sia italiane che estere. La sua conoscenza sfociò in un celebre “Trattato di Viticoltura” (per uve da tavola) da lui stesso abilmente illustrato.
Filippo Silvestri
(1873 - 1949)
Essendo la viticoltura una scienza agraria, non si può non ricordare un uomo che tanto diede all’agricoltura. Entomologo, insegnante universitario, Silvestri mise in evidenza l’importanza dell’entomologia agraria nell’economia mondiale, illustrando in più congressi internazionali l’entità dei danni causati dagli insetti sulle derrate alimentari. Fu anche il precursore della lotta antiparassitaria biologica in agricoltura.
Giuseppe Musci
(…. - 1950 ca)
Agli albori del secolo scorso, quando la fillossera devastava ancora pesantemente i vigneti del sud Italia, egli prese per mano la viticoltura pugliese, prima con precise note tecniche per combattere il parassita, supportate da un’ampia sperimentazione in vivai di sua proprietà, poi con una forte propaganda pubblicitaria a favore delle uve da tavola. Valente scrittore, collaborò con diversi giornali locali per la divulgazione dei vini regionali.
Luigi Folonari
(….. - 1952)
Vero capitano d’industria fu per molti anni a capo della celebre Casa Vinicola F.lli Folonari. Non si limitò alla parte enologica nei grandiosi stabilimenti sparsi in tutta Italia, ma si dedicò anche alla viticoltura, curando l’impianto di vasti vigneti dalla Toscana alla Puglia. Occupò inoltre incarichi importanti nelle organizzazioni vinicole.
Luigi Montemartini
(1869 - 1952)
Botanico, fisiologo e fitopatologo fu Senatore della Repubblica. Ebbe il merito di aver fatto sorgere un gruppo notevole di Cantine sociali nell’Oltrepò Pavese. Docente universitario a Pavia fu sospeso dall’incarico per le sue idee socialiste nel ’26, per poi riprendere l’insegnamento a Palermo e infine a Milano dove diresse una celebre Rivista di Patologia Vegetale.
Giuseppe De Astis
(1868 - 1953)
Ricerche ebulliometriche sfociarono nell’ideazione di un ebulliometro verticale, così come studi relativi al calcare attivo nel terreno si concretizzarono nel celebre “calcimetro De Astis”. Non solo: studi su mosti muti, ceneri dei vini, acidi del mosto e del vino. Un uomo per cui l’enochimica fu una vocazione prima che un lavoro.
Alberto Oliva
(1879-1953)
Fu per anni titolare di alcune Cattedre Ambulanti d’Agricoltura: Mantova, Parma e infine Siena per poi abbandonare l’insegnamento e dedicarsi per 10 anni alla direzione di una vasta e complessa tenuta chiantigiana. Ma la passione del tecnico non si disgiungeva da quella dello studioso per cui tornò all’insegnamento divenendo Preside della Facoltà di Agraria a Firenze.
Wilhelm Heuckmann
(1898 - 1954)
Segretario Generale dell’Associazione dei Viticoltori tedeschi per 15 anni partecipò a numerosi Congressi Internazionali e a varie commissioni dell’Office International du Vin. Sua ultima fatica fu l’allestimento di una mirabile Esposizione viti-vinicola tenutasi a Freiburg nel settembre del 1952.
Manlio Masi
(1888 – 1954)
L’Istituto per il Commercio Estero – I.C.E. – può considerarsi una sua creatura. Dal 1951 occupò la carica di Presidente dell’Istituto Nazionale per il Commercio Estero, promuovendo l’esportazione dei prodotti ortofrutticoli italiani e in particolare dell’uva da tavola e dei vini, attività che gli valse l’elezione ad Accademico della Vite e del Vino.
Achille Mango
(…… - 1954)
Dalla generica attività in campo agricolo si tuffò a piene mani nel settore vitivinicolo: provvedimenti legislativi riguardanti vite e vino, animazione di studi, ricerche, indagini in campo viticolo ed enologico, difesa del settore vitivinicolo italiano sono solo alcuni esempi delle molteplici attività che egli svolse a favore della viticoltura italiana di quel tempo.
Filippo Zerioli
(…… - 1954)
Il coraggio di osare, vedere un grappolo, una vite e in essa un qualcosa da esportare, da far assaporare a chi non ha la fortuna di averla vista crescere. Così Zerioli vide alcune varietà di uve da tavola, il Verdea, l’Italia, la Regina, che a lui devono il successo commerciale nell’Europa centrosettentrionale. Pioniere dell’esportazione delle uve da tavola, creò una fiorente attività dove non v’era nulla, dando il “la” ad un fecondo mercato.
Remo Grandori
(…. - 1955)
Studiò a fondo un nemico della vite, che in quegli anni portava ancora molti segreti: la fillossera. Le sue importanti ricerche entomologiche chiarirono molti aspetti di fondamentale interesse legati al ciclo di vita dell’insetto e al danno diretto causato alla vite europea.
Gente di Tuscia
Arturo Marescalchi
(1869 - 1955)
Da Bologna (dove nacque), a Bordeaux (per terminare gli studi), dall’Istria a Casale Monferrato per ricoprire i più svariati incarichi, dall’insegnamento, alla direzione di alcuni giornali. Nel frattempo fondò “la Società degli enologi italiani”, che vive tutt’ora,
inoltre dette vita al periodico “L’Enotecnico”, oggi diventato “L’Enologo”. Per volere dei viticoltori fu in parlamento dove si batté per la tutela dei vini tipici, la commercializzazione del vino e degli aceti. Per quattro volte fu eletto deputato ed ebbe incarichi di governo, quale sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura. Svolse la sua intensa attività attraverso pubblicazioni e convegni in tutta Italia e all’estero.
Marcello Manni
(1899 - 1955)
Fondatore del giornale vinicolo “Il Torchio” nel 1949, ne fu direttore fino agli ultimi giorni di vita. Elesse a sua bandiera il motto “Pane al pane e vino al vino“ a testimonianza d’un giornalismo istintivo e combattente. Creò poi “L’Oleario”, giornale dedicato all’olivicoltura e all’industria olearia.
Virginio Noseda
(….. - 1956)
per 14 anni il Presidente dell’Unione Italiana Vini, la maggiore organizzazione di categoria del commercio vinicolo nazionale. Gestì il proprio incarico con passione e senso di responsabilità venendo apprezzato da tutte le categorie del settore viti-vinicolo. Fu inoltre uno dei più zelanti membri dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino.
B.A. Samarakis
(….. - 1956)
Fu Direttore dell’Office International du Vin, nonostante la sua origine “non tecnica” (veniva dalla carriera diplomatica). Formatosi una profonda competenza degli aspetti soprattutto economici, legislativi e politici della viticoltura e dell’enologia, contribuì di anno in anno ad allargare la sfera d’azione dell’O.I.V. con nuovi impegni ed iniziative.
Bruno Dagna
(1908 - 1957)
Ricoprì moltissimi incarichi: vice-presidente dell’Associazione Enotecnica Italiani, Presidente dell’Unione ex-allievi della Scuola Enologica di Alba, membro dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, e soprattutto, Direttore del periodico “L’Enotecnico”.
Francesco Scurti
(1878 - 1957)
Fu per 40 anni studioso e sperimentatore presso l’Istituto di Sperimentazione Chimico-Agraria di Torino di cui fu Direttore e che dotò di una moderna attrezzatura. Notevoli i suoi studi nel campo della conservazione della frutta a basse temperature.
Antonio Franchino
(1885 - 1958)
Fu uno degli ultimi ad essere nominato Delegato tecnico antifilloserico dal Ministero dell’Agricoltura. Di lui si ricordano gli studi sull’origine della Vitis vinifera L. e Vitis vinifera silvestris, sui rapporti fra Ampelografia e Genetica nonché sulla resistenza dei vitigni europei alla fillossera.
Etile Carpené
(1873 - 1959)
Sviluppò e ampliò nella natia Conegliano l’industria dei vini spumanti fondata dal padre. Amava disegnare e produrre i più svariati macchinari per vini spumanti creando modelli adottati anche in Francia. Curava meticolosamente ogni cosa: dalla scelta delle materie prime per la spumantizzazione, alle pratiche enotecniche con la passione dello studioso.
Ettore Garino Canina
(1883 - 1959)
Direttore della Stazione Enologica di Asti ricoprì anche l’incarico di Presidente della Commissione Internazionale per l’unificazione dei metodi di analisi dei vini dell’O.I.V. Conseguì la Libera Docenza in Industrie Enologiche nel 1927 e dal 1947 insegnò Industrie Agrarie presso la Facoltà di Agraria di Torino. Scrittore prolifico annovera più di 100 testi legati al settore viti-vinicolo.
Voci del glossario
Documenti allegati
ebulliometro
PDFPDFebulliometro4.1 MBScarica documentochaptal
PDFPDFchaptal14.4 MBScarica documento
