La valutazione delle note odorose del vino
Come arrivano gli odori al naso
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La circolazione delle sostanze odorose corrisponde alla penetrazione di molecole odorose nel naso con una portata da 0,1 a 1 millilitro al secondo e una velocità da 1 a 10 metri al secondo, corrispondente alla velocità di un campione dei 100 metri!
Esse raggiungono anche la zona sensibile per via retronasale, dopo la bocca, attraverso la parte posteriore del palato.
Questa via riveste un ruolo molto importante, poiché completa quella diretta, dopo il riscaldamento del vino in bocca, e per un periodo di tempo che può essere piuttosto lungo.
I colpi di naso: il vino a riposo
Ci sono tre modi principali di annusare il vino nel bicchiere, che sono talvolta chiamati i tre colpi di naso.
Il primo consiste nell’odorare il vino a riposo nel bicchiere riempito per un terzo o per due quinti. Si espira l’aria dai polmoni e si annusa inspirando lentamente l’atmosfera al di sopra del vino. Le narici esplorano l’apertura del bicchiere posato sulla tavola o si avvicinano alla superficie del vino, sollevando il bicchiere e inclinandolo più o meno senza scuoterlo.
Nel primo caso, si possono fare, senza toccare i bicchieri, confronti rapidi e accurati di vini messi uno vicino all’altro e che presentano odori simili. L’odore percepito è tenue, perché se ne afferra solo la parte che si diffonde maggiormente. Il degustatore non si affida, tuttavia, solo a questa prova.
Il secondo colpo: il vino agitato
Il secondo modo di annusare è più in uso e sempre raccomandato. Il vino viene annusato immediatamente dopo essere stato agitato al fine di aumentare la superficie di contatto con l’aria e, di conseguenza, l’evaporazione delle sostanze odorose.
Il movimento di rotazione, circolare che viene impresso con destrezza al bicchiere tenendolo per la base, solleva la superficie del vino, lo fa risalire lungo le pareti che restano bagnate e riempie la parte vuota di vapori odorosi. Se agli inizi si è poco abili in questo esercizio, si poggia il bicchiere sulla tavola e si imprime un movimento rotatorio al vino, facendo scivolare il bicchiere dolcemente e descrivendo dei cerchi senza sollevarlo.
Quest’agitazione aumenta di molto l’evaporazione, l’odore del vino ne risulta esaltato nel modo più gradevole. A quel punto l’assaggiatore inclina il bicchiere e accosta il naso al vino per annusarlo più da vicino. Si può ripetere l’operazione più volte; ogni volta l’impressione è la stessa.
Il terzo colpo: per scoprire i difetti
Il terzo modo è il più indicato per far emergere dei difetti olfattivi. Si pratica quando l’esame precedente lascia un dubbio sulla franchezza dell’odore. In questo caso l’agitazione del bicchiere è vivace, a scosse irregolari, per spezzare il vino ed emulsionarlo con il rischio stesso di gettarne un po’ fuori. Si può anche, in casi estremi, coprire il bicchiere col palmo della mano e agitarlo vigorosamente dal basso in alto, annusando immediatamente la superficie del vino.
Gli odori sprigionati così sono meno gradevoli: è un modo per rafforzare i cattivi odori di acetato di etile, di ossidazione, di legno, di muffa, di stirene ecc., e le puzze solfidriche.
Il quarto colpo e il ritmo del respiro
È stato anche raccomandato (una sorta di quarto colpo di naso) di respirare gli odori che restano adesi al bicchiere che è stato appena svuotato, come si fa con le grandi acquaviti. Molti vini non lasciano alcun residuo, i vini invecchiati nel legno buono emanano odori grassi, dominati dagli aromi dei tannini del vino e di quercia, modificati dall’invecchiamento.
Durante l’olfazione conviene controllare bene il ritmo della respirazione. Si deve annusare attraverso lente inspirazioni, fiutando, annusando, con respiri più o meno profondi secondo l’intensità odorosa. Fiutare rapidamente non dà alcun risultato.
Si praticano serie di due o tre inspirazioni, di due a quattro secondi ciascuna. Nel corso di un’inspirazione si rileva una successione, una gamma di odori. Poiché l’acutezza olfattiva si smorza rapidamente, bisogna annotare le impressioni man mano che esse vengono percepite. Si intervalla ogni serie di inspirazioni con pause di riposo.
Confrontare gli odori
I confronti olfattivi necessitano di una tecnica molto sicura. Si deve respirare sempre la stessa quantità d’aria, con la stessa forza, espirare allo stesso modo tra ogni percezione. L’abitudine a un odore lo cancella; il ricordo olfattivo diventa velocemente meno preciso e possiamo confrontare gli odori solo se passa un breve tempo tra due olfazioni successive. In questo intervallo di tempo, si respira profondamente, tranquillamente, concentrando la mente sul ricordo della sensazione.
La minima distrazione, e si deve ricominciare daccapo.
Lo studio di un aroma o di un “bouquet” richiede molta applicazione e molteplici inspirazioni ripetute; nulla ci può ragguagliare meglio del nostro naso sulla finezza, la classe, l’età di un vino. Ripetendo o prolungando un esame olfattivo, si mettono in evidenza e si scoprono poco a poco note odorose inizialmente non percepite.
Come si esegue l’esame olfattivo
La seconda fase della degustazione è l’esame olfattivo. È per molti esperti il momento più importante della degustazione. Una buona analisi olfattiva permette di cogliere pregi e difetti di un vino, il suo grado di evoluzione, le uve di base e le tecniche di vinificazione impiegate. Non dimentichiamo che le sensazioni olfattive non sono fisse e nemmeno durevoli e che lo stesso olfatto, la cui sensibilità è decisamente superiore a quella del gusto, è discontinuo: ecco perché il lavoro che si svolge all’analisi olfattiva è difficile e richiede elevata concentrazione e ottimo stato di salute.
Le sostanze responsabili dei profumi di un vino si chiamano sostanze volatili ed appartengono a diverse famiglie chimiche come alcoli, acidi, esteri, terpeni, ecc.
Si distinguono tre gruppi di profumi classificati in odori primari, secondari e terziari: i primi sono quelli che provengono dall’uva e sono legati alla varietà del vitigno (l’aromaticità di un Malvasia, di un Brachetto, di un Moscato), i secondi sono quelli che hanno origine durante la fermentazione alcolica (frutta, fiori, spezie, confetture, miele), e gli ultimi sono quelli che si formano durante la maturazione e l’invecchiamento del vino (profumi primari e secondari che si mescolano evolvendosi in composti più complessi in ciò che si definisce bouquet).
Senza l’ansia delle analogie
L’approccio per analogia (sa di fiori di acacia, di miele, di ananas, di frutti di bosco, eccetera) è indubbiamente utile per descrivere in modo sommario lo spettro di aromi di un bianco o di un rosso, però fa correre il rischio di cadere in false certezze assolute. Per alcuni enologi siete delle capre se non cogliete in un rosso toscano il chiodo di garofano o il pepe, ma è dimostrato che la stessa sostanza può essere percepita da due persone in modo anche molto diverso.
Non solo: a voler essere pignoli, alcune sostanze chimiche non danno un singolo odore, ma una serie di sfumature complesse, e se non bastasse la stessa sostanza viene avvertita in modo differente in base al suo grado di concentrazione nel vino.
Per cui tranquilli, prima regoletta, in un vino NON DOVETE riconoscere per forza la mora selvatica o il pepe bianco o qualche altro sentore specifico.
È più importante liberarsi dell’ansia catalogatoria dei profumi, con relativa litania di analogie, e valutare parametri più eloquenti sulla qualità reale del vino.
Qualità, intensità, persistenza
Si prendono in considerazione all’esame olfattivo la qualità dei profumi, l’intensità, la persistenza e la natura del profumo.
L’esame olfattivo avviene in due momenti: il primo a bicchiere fermo, inspirando brevemente; il secondo annusandolo dopo averlo fatto ruotare nel bicchiere, movimento che permetterà al vino di liberare a contatto con l’aria le sostanze volatili.
Con questa inspirazione diretta si valutano l’intensità e la qualità del vino.
Si annusa il vino per via diretta, ovviamente, ma molte informazioni ci arrivano per via retronasale, vale a dire per il collegamento interno che esiste tra la bocca e le fosse nasali. Questo collegamento è importantissimo, perché consente di «costruire» un’immagine sensoriale completa di un cibo o di una bevanda.
Proprio grazie all’integrazione degli stimoli che giungono per via retronasale possiamo distinguere centinaia di sfumature diverse. Su questo potete fare esperimenti interessanti.
Per esempio, tenendo il naso tappato provate a mangiare un pezzo di mela non troppo dolce: farete fatica a distinguerlo da un pezzo di patata…
L’olfatto dunque interviene anche quando il vino viene messo in bocca e deglutito percependo i profumi per via indiretta o retronasale (aromi); è con quest’ultima operazione che possiamo valutare la persistenza ossia la durevolezza dell’aroma del vino in bocca.
Un vino potrà essere quindi di buona qualità quando è fine e franco cioè pulito, netto, privo di puzze e difetti e tanto più sarà interessante quanto più il suo profumo sarà complesso, ossia ricco di sfumature odorose composite. Un vino più è penetrante, più è intenso olfattivamente e più i profumi sono continui e durevoli maggiore è la persistenza degli odori.
Le domande da farsi
Le domande da farsi sono semplici: il vino è pulito o no? Per pulito si intende un aroma libero dagli odori sgradevoli più comuni nei vini quali il sentore di zolfo, di uova sode, di muffa, di cartone bagnato, o ovviamente di tappo.
Poi: c’è un forte impatto aromatico, un profumo complesso, o al contrario la spinta olfattiva è debole (in parole povere, c’è molto da odorare o si sentono pochi odori)? I vini giovani hanno come base dei chiari sentori di frutta fresca, quelli maturi offrono note fruttate più calde e avvolgenti, in quelli vecchi prevalgono note derivate dall’evoluzione (per usare le solite analogie, terra umida, sottobosco, fiore appassito).
È una forzata semplificazione, visto che analizzare il profumo di un vino costringe a fare i conti con centinaia di variabili. Sempre a grandi linee, alcuni odori consentono di risalire con buona approssimazione all’uva di base, specie nel caso di vitigni aromatici quali il moscato e il traminer.
Ecco alcuni tra i più comuni riconoscimenti: peperone ed erba tagliata sono classici in moltissimi Cabernet, la salvia e la pipì di gatto (sì, proprio…) si colgono facilmente nei tipici Sauvignon, la rosa nel Traminer, il pepe nel Syrah…
Altri sentori sono rivelatori del sistema usato per affinare il vino: quasi sempre note di vaniglia o cannella derivano dalla maturazione in botti nuove. Queste e altre centinaia saranno deduzioni automatiche con la pratica.
Due fasi di ascolto
In sintesi ci sono due fasi di «ascolto» dei profumi.
La prima, più immediata, che analizza la pulizia, la piacevolezza, l’intensità.
La seconda elabora le informazioni ricevute per comprendere se l’impianto aromatico è semplice o complesso, se presenta connotazioni di riconducibilità all’uva di origine, al territorio, alla zona specifica di produzione, ovvero se un profumo ha caratteri di distinzione che lo rendono unico, originale e inconfondibile o, al contrario, confusamente assimilabile a molti altri. In ultima fase si tiene conto della sensazione di armonia complessiva di tutti i parametri sopra descritti.
L’esame olfattivo è il più intricato di tutta la degustazione, non perché richieda una tecnica più approfondita e completa, ma perché non è facile individuare i profumi del vino. È pertanto fondamentale realizzarlo con la massima attenzione.
Un consiglio: non ci si deve soffermare col naso troppo tempo sul bicchiere per evitare in questo modo l’assuefazione. Uno stimolo continuo, per quanto forte sia il suo impatto, progressivamente scompare.
Perciò l’avvicinamento al naso del vino deve essere intermittente. Iniziare, poi, con un vino molto aromatico può pregiudicare il riconoscimento odoroso del successivo, magari meno intenso ma ugualmente interessante. Infatti, la spiccata personalità odorosa del primo bicchiere, può farci sembrare il secondo più scialbo di quello che è.
Subito prima, e durante l’esame olfattivo, è bene mangiare del pane – meglio se azzimo o Carasau – o un grissino non salato; l’ingerimento di piccole quantità di cibo, quasi neutro dal punto di vista del sapore e della sapidità, aiuta a smuovere i succhi gastrici risvegliando di conseguenza la nostra attenzione nei confronti dei profumi del vino che ci apprestiamo a degustare.
La qualità del vino nel suo complesso è correlata al profumo e il suo spettro olfattivo è la componente che muta in maniera più significativa con lo scorrere del tempo. L’espressione più pura del talento del vino è insita nell’odore.
Le operazioni in sequenza
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L’esame olfattivo si sviluppa per “cerchi concentrici“: ogni fase approfondisce ed arricchisce le impressioni iniziali.
Le operazioni da effettuare in sequenza sono le seguenti:
- annusare il vino a bicchiere fermo: il calice viene preso dalla base, per tenere la mano maggiormente lontana dal calice, evitando che possibili profumi della mano interferiscano con quelli del vino.
Si avvicina il calice al naso, e a vino ancora fermo si inspira intensamente. In questo modo ci si fa un primo parere dell’intensità del profumo del vino e della sua evoluzione, trovando una conferma o una smentita alle ipotesi formulate durante l’esame visivo.
La prima sensazione degna di nota è l’intensità aromatica, che può essere – solo per riportare alcuni esempi descrittivi – debole, faticosa a svilupparsi, neutra, scialba, discreta, chiusa, espressiva, intensa. La franchezza, ovvero la pulizia di un vino è un’altra delle valutazioni che si fanno all’inizio: la si può raccontare usando la gamma degli aggettivi che va da “sporco” a “schietto”, passando per “alterato”, “netto”, “franco”, “sano” e “sincero” - sempre a bicchiere fermo, effettuare una prima discriminazione dei sentori: quale la tonalità dominante? (nel caso fosse emerso un odore anomalo o difettoso, riconoscerne la natura e l’entità)
- prendere nota di queste prime impressioni.
- agitare il bicchiere in modo intermittente: il bicchiere viene allontanato dal naso e lo si fa ruotare piano, una volta in un senso e una volta nell’altro senso. Incrementando la superficie a contatto con l’aria e creando uno scontro tra le sostanze volatili, si accresce notevolmente la gamma di profumi percepibili. Il calice viene avvicinato ancora al naso e si inspira profondamente, per pochi secondi.
Le inspirazioni devono essere profonde, alternate tra la narice destra e la narice sinistra, per ridurre il pericolo dell’assuefazione.
Trarre conferma della qualità (franchezza, finezza ed eleganza, complessità) e dell’intensità; effettuare una più precisa discriminazione dei sentori: emergono nuove sfumature di profumi che a bicchiere fermo non si avvertivano? - prendere nota di queste altre impressioni
- agitare il bicchiere in modo continuo: In un secondo tempo si ruota il calice con più forza prima in un verso, poi nell’altro, in maniera da ricreare quella magica esplosione di profumi sopra descritta, e lo si porta ripetutamente al naso, a brevi intervalli, sempre per non incorrere in una possibile assuefazione ai profumi. Emergono profumi più “pesanti”, di tipo terziario?
- concentrarsi sulla natura dei profumi: riconoscere la tonalità dominante, trovare la famiglia di appartenenza, individuare la/le analogia/e più prossima/e all’interno della serie. Il nostro riconoscimento passa attraverso la logica dell’associazione: identifichiamo l’odore di un elemento del vino e lo definiamo, ad esempio, “di banana”, ma non è detto che quella sostanza abbia a che vedere con il frutto esotico. (specificato meglio di seguito)
- esercitare ancora l’olfatto quando il vino è in bocca: facendo passare aria tra i denti, approfondire la ricerca dei sentori odorosi, soprattutto i meno volatili. Si ricorda che l’olfatto e gusto agiscono in sinergia, effetto che apparirà determinante durante la fase finale dell’esame gusto-olfattivo, nella valutazione della persistenza aromatica intensa.
Un tipo di valutazione più delicato, che richiede un certo grado di pratica e di sensibilità, è quello che si effettua alla fine dell’esame olfattivo, riguardante l’armonia aromatica, ovvero la modalità con cui i singoli sentori si combinano nell’espressione percepibile al naso; il ventaglio linguistico può spaziare, in questo caso, da sgradevole, comune, semplice, fine, elegante, raffinato fino ad arrivare ad armonioso, appunto - vuotare il bicchiere: annusare le tracce di vino rimaste alla ricerca di note particolari. Oppure: attendere qualche tempo per verificare l’evoluzione olfattiva del vino. È un ottimo modo per avere anche conferme sulla persistenza dei profumi.
Franchezza e tipicità
Piacevolezza ed eleganza, intensità e complessità olfattive, freschezza e tipicità del profumo del vino: tutto contribuisce nel creare la qualità olfattiva, che rappresenta la sintesi del giudizio su tutto ciò che il vino ha saputo esprimere nel calice.
Ma cosa significa franchezza e tipicità del profumo di un vino?
La franchezza del profumo di un vino può essere individuata come la netta definizione di una singola sfumatura odorosa rispetto alle altre, che molte volte si collega anche alla sua tipicità.
Invece il discorso sulla tipicità deve essere più approfondito, perché si riallaccia a due fattori decisivi per il profumo di un vino, che sono il vitigno e la zona. La massima tipicità si riscontra in quei vini in cui è netta l’impronta olfattiva del vitigno impiegato e di tutto ciò che è legato al territorio di origine (terreno, clima…). In taluni casi potrebbe primeggiare la personalità del vitigno, in altri sempre con meno frequenza quella del territorio.
Il giudizio del degustatore
Nel giudizio della qualità olfattiva del profumo del vino entra in gioco la soggettività del degustatore, da intendersi come esperienza e bagaglio di ricordi di vini degustati negli anni. Non si deve appunto confondere la soggettività con la passione e l’affettività, che sarebbero in grado di far preferire alcune tipologie di vino da altre, rischiando di falsare i giudizi, che risulterebbero influenzati in modo eccessivo dai gusti personali.
Facendo ricorso alla memoria delle sensazioni odorose, il degustatore si trova per la prima volta ad esprimere un giudizio, non a scattare una fotografia di una caratteristica intrinseca del vino. È come se di fronte al profumo di un vino, si dovesse effettuare un confronto immediato con le sensazioni percepite in altre degustazioni di vini della medesima tipologia.
In principio non è facile. Si impara rapidamente a valutare l’intensità olfattiva e la piacevolezza di un profumo. Invece ci vogliono più tempo e parecchie degustazioni per riuscire a riconoscere le singole sfumature odorose, e soprattutto a esprimere una valutazione che tenga conto della loro freschezza e tipicità, strettamente collegate alla conoscenza dei vini.
Il concetto di giudizio appare in modo chiaro anche nella terminologia.
Tutti i vini devono esprimere un profumo gradevole, anche se può essere semplice e poco variegato. Intensità e complessità, eleganza e tipicità, sono le doti del profumo di un grande vino.
Il glossario della qualità olfattiva
Comune
È considerato un vino con un profumo scadente e sprovvisto di qualsiasi pregio, che può anche presentare difetti e perciò essere sgradevole. È ogni volta considerata una situazione inaccettabile.
Poco fine
È considerato un vino con un profumo mediocre e senza piacevolezza. In genere è una situazione non accettabile.
Abbastanza fine
È considerato un vino con un profumo abbastanza piacevole, con una discreta intensità e varietà di sfumature odorose.
Fine
È considerato un vino con un profumo raffinato, con una importante intensità e molte volte dotato di un rilevante corredo di sfumature odorose, a volte franco e dotato di una buona tipicità.
Eccellente
È considerato un vino con un profumo molto elegante, dotato di una straordinaria intensità e con vastissime sfumature odorose, che possono mettere in evidenza anche la franchezza e tipicità; è un profumo che si esprime con grande classe e personalità.
Semplice o complesso, il profumo del vino deve sempre essere piacevole e rispecchiarne la tipologia, fino ad esprimersi, a volte, su livelli di eccellenza.
Come si valuta la complessità olfattiva
Numerosi vini sono dotati di una buona intensità olfattiva, mentre sono di meno quelli che presentano anche una ricca complessità.
La complessità olfattiva è una caratteristica provocata dalla varietà delle sfumature odorose che compongono il profumo del vino.
La valutazione della complessità olfattiva esige maggiore attenzione rispetto all’intensità olfattiva, perché si deve dare il tempo alle sostanze responsabili dei singoli profumi di liberarsi e di farsi riconoscere.
Non basta avvicinare un paio di volte il calice al naso per distinguere i diversi sentori, anche se un degustatore esperto si rende all’istante conto se il profumo che sente è semplice o articolato.
La complessità olfattiva è perciò data dal numero di sfumature presenti nel profumo del vino, che si liberano dal calice in successione, una dopo l’altra, e che si riconoscono con ripetute inspirazioni.
Per chiarire il concetto si potrebbe prendere un mazzo di tulipani e metterlo a fianco di una cassetta, che immaginiamo contenga una complessa combinazione del bouquet, per esempio, di un vino rosso maturo.
Si può incominciare a sentire aprendo la cassetta alcuni profumi tostati come il cacao e il caffè, dei profumi animali come il cuoio, dei profumi eteri come la cera, delle spezie come pepe nero e chiodi di garofano, confetture di more e altro ancora.
Nel mazzo di tulipani, la determinata intensità è legata a una sola tipologia di profumo, quello del tulipano, mentre in quello della cassetta mista l’intensità è legata a molte sfumature diverse.
Nella cassetta il profumo risulta più complesso, il bouquet è ricchissimo di profumi eleganti e complessi, oltre a colpire l’olfatto durante l’inspirazione, sono in grado di lasciare in chi degusta un bellissimo ricordo, che può resistere anche molto a lungo.
La diversità è evidente.
Il glossario della complessità olfattiva
Carente
È considerato un vino con una scarsissima varietà di sfumature odorose. È sempre considerata una situazione non accettabile.
Poco complesso
È considerato un vino con una scarsa varietà di sfumature odorose, il cui numero rimane uguale anche dopo varie inspirazioni; può essere una situazione che si riscontra nei vini giovani e semplici, ottenuti dai vitigni poveri di sostanze aromatiche.
Abbastanza complesso
È considerato un vino con una sufficiente o discreta varietà di sfumature odorose, che si liberano in progressione, dopo varie inspirazioni; è una situazione abbastanza frequente nei vini giovani o in quelli che abbiano subito una breve maturazione.
Complesso
È considerato un vino con molteplici sfumature odorose, articolate tra quelle di diversi gruppi di profumi e percepite in modo preciso e definito; è una situazione che si può riscontrare in vini maturi, bianchi e rossi, ma anche in diversi vini piuttosto giovani, se ottenuti da vitigni con spiccata personalità olfattiva.
Ampio
È considerato un vino con tantissime sfumature odorose, variegate e diversificate tra molti gruppi di profumi, riconoscibili con successive inspirazioni; è una situazione collegata alla degustazione esclusivamente dei grandi vini, molte volte sottoposti a lunghe evoluzioni, ottenuti da vitigni importanti.
Come si valuta l’intensità olfattiva
La sua valutazione è svelta: si deve avvicinare il calice di vino al naso e svolgere una profonda inspirazione, per riconoscere un profumo delicato o forte e deciso. Quando si valuta l’intensità olfattiva non si valutano le singole sfumature odorose, ma la loro percezione complessiva.
L’intensità olfattiva è perciò una caratteristica che può essere indipendente dal numero di sentori che successivamente verranno individuati, perché è data dall’impatto del profumo sulla mucosa olfattiva, vale a dire dall’insieme delle sensazioni percepite simultaneamente, come sommate le une alle altre.
Un facile esempio può aiutare tale concetto.
Si valuti il profumo di un tulipano. Molto elegante e raffinato, è però piuttosto delicato. Si valuti poi quello di mazzi composti da 12, 24, 36 tulipani. È palese che la tipologia del profumo percepito dai tulipani non cambia, ma il mazzo più grande, quindi di 36 tulipani avrà decisamente il profumo più intenso.
Un profumo ugualmente intenso potrebbe essere percepito con un mazzo di fiori di campo, o con una composizione di frutti, erbe aromatiche e altro ancora. Ma quello che importa, a tale punto della degustazione, è esclusivamente l’intensità.
In parecchi vini, per lo più giovani, il profumo è deciso, ma presenta esigue sfumature. Un facile esempio da ricordare è quello del vino Moscato, adorabile vino aromatico con una spiccata intensità, ma con semplici note di pesca bianca, salvia e poche altre.
In diversi casi, in aggiunta a una grande intensità, il vino ci inebria con svariati profumi variegati, per esempio il bouquet di un vino rosso maturo, ricco di accenti di fiori appassiti, confetture, spezie e molti altri ancora.
Il glossario dell’intensità olfattiva
Carente
È considerato un vino in cui si capta un profumo delicatissimo, quasi da non essere percepito dall’olfatto. È sempre considerata una situazione non accettabile.
Poco intenso
È considerato un vino in cui si capta un profumo delicato, poco percettibile dall’olfatto.
Abbastanza intenso
È considerato un vino in cui il profumo è in maggior misura percettibile, nel quale si inizia a riconoscere in maniera più precisa l’eventuale caratterizzazione delle sfumature odorose.
Intenso
È considerato un vino in cui il profumo è netto e pronunciato, nel quale l’eventuale articolazione delle svariate sfumature odorose può risultare ben caratterizzata.
Molto intenso
È considerato un vino in cui il profumo è decisamente spiccato e avvolgente, nel quale si può pure riconoscere in maniera chiara e definita un bagaglio di sfumature ampie e variegate.




