Degustazione

    I difetti olfattivi del vino

    Un vino fragile

    Il vino è capace di una resistenza stupefacente: ben “curato”, si conserva per anni interi e sa invecchiare con lentezza. Ma la sua fragilità è sconcertante: teme l’aria e il calore, l’abbandono e i maltrattamenti. Basta poco per fargli perdere, nel giro di pochissimo tempo, un piacere gustativo lungo da acquisire. Mille pericoli lo insidiano ed è un vero miracolo vederlo giungere nel bicchiere del consumatore al meglio della sua forma.
    Oggi, malgrado gli enormi progressi compiuti e ancora in corso, le confusioni non sono rare e il vocabolario legato ai difetti olfattivi è abbondante. Va premesso che i difetti che si palesano con caratteri sensoriali di tipo fungino, di tipo ammuffito, di tipo terroso sono da tempo stati segnalati.
    L’origine di questi difetti può derivare dalla contaminazione dei mosti e dei vini durante la vinificazione o la conservazione, a causa di contatti con materiali aventi essi stessi questi difetti (tappi di sughero e prodotti di trattamento inquinanti, contenitori difettosi come vasche sotterranee e barriques).
    Più frequentemente questi difetti si riscontrano nelle vendemmie alterate dal marciume grigio dovuto a Botrytis cinerea, sovente associata ad altre forme di marciume (bianco, verde, giallo…). Abbondanti precipitazioni piovose o lacerazioni della buccia dovute a grandine sono considerati dei fattori aggravanti per la comparsa dei difetti in questione. In questi ultimi anni si è osservato un importante aumento della presenza nelle uve e nei vini di odori di terra umida, di barbabietola, di humus, con dei livelli di intensità che alterano profondamente la qualità dei vini. In altri casi, delle note di humus, di canfora, poco percepiti direttamente, sono stati rinvenuti con una certa evidenza per via retronasale.
    La caratteristica comune di questi difetti è che riguardano uve giunte a maturità apparentemente colpite da muffa grigia. Va detto, tuttavia, che certuni difetti rilevati sulle uve (fungo, muffa, terroso..) possono sparire nel corso delle operazioni prefermentative o durante la fermentazione alcolica per le esigenze metaboliche del Saccharomyces cerevisiae.
    È bene ricordare che la presenza del difetto, in sé, non è da denigrare. Alcuni di questi sentori, ben inteso in piccolissime quantità, possono essere parte di un profumo complesso. Ciò, però, non autorizza a considerarli un male minore, anzi dovrebbero essere un segnale per il produttore, la spia di una carenza del suolo, di una scorretta gestione del liquido o di un’infezione in cantina, evidenze, magari, non ancora conclamate.

    Odore di solforosa

    L’odore della solforosa è dovuto all’addizione di questo prodotto antisettico e antiossidante, normalmente utilizzato in cantina, in quantità eccessive. Esso è riconoscibile anche dall’effetto collaterale rappresentato dall’azione irritante che esercita sia sulla mucosa olfattiva che su quella gustativa. Sentori poco accentuati possono comunque sparire via via che il vino si arieggia. Sovente un apporto eccessivo di anidride solforosa procura al vino un odore che eufemisticamente si indica come “pietra focaia”: è probabile che si tratti di un sinonimo di fiammifero acceso, che può evolvere a odore di uova marce e di cavolfiore marcio.

    Acido acetico, odore acescente

    È dovuto all’eccessiva formazione di acido acetico (Aceto). L’acido acetico si produce per ossidazione enzimatica dell’etanolo del vino con la partecipazione dei batteri acetici (Acetobacter e Gluconobacter). Il contatto del vino con l’aria è un fattore determinante.

    Odore di mela molto matura, gusto di ossidato

    Escludendo i vini che per loro stessa tipologia “devono” essere in certa misura ossidati (passiti, liquorosi, ecc.), nei vini che devono essere bevuti freschi è un difetto: è l’odore di “cotto”, di bruciato, di marsalato o maderizzato dovuto alla eccessiva ossigenazione e a un tenore eccessivo dell’acetaldeide generalmente superiore a 90 mg/L in assenza di anidride solforosa libera.

    Approfondimento collegato

    GUSTO DI OSSIDATO

    L”odore di mela molto matura/gusto di ossidato”  , escludendo i vini che per loro stessa tipologia “devono” essere in certa misura ossidati (passiti, liquorosi,, ecc..), nei vini che devono essere bevuti freschi è un difetto: è l’odore di “cotto”, di bruciato, di marsalato o maderizzato dovuto alla eccessiva ossigenazione e a un tenore eccessivo dell’acetaldeide generalmente superiore a 90 mg/L in assenza di anidride solforosa libera.
    L’acetaldeide è presente sia nei vini a invecchiamento ossidativo sia in quelli elaborati al riparo dall’aria. La sua maggiore o minore presenza è determinata anche dal quantitativo di anidride solforosa aggiunta in fase fermentativa.
     

    L’etanale (acetaldeide) è il più importante fra tutti i composti carbonilici presenti nel vino. La possibilità che essa ha di essere originata attraverso vie diverse, la grande reattività (il gruppo funzionale CHO è un reattivo elettrofilo), la proprietà di combinarsi rapidamente a freddo con il diossido di zolfo, l’influenza sensoriale, conferiscono a questo composto un ruolo molto importante in enologia.
    La presenza di etanale, prodotto dell’ossidazione dell’etanolo, è intimamente legata ai fenomeni di ossidoriduzione; essa interviene nel meccanismo della fermentazione alcolica e, inoltre, gioca un ruolo importante nell’evoluzione del colore durante la conservazione dei vini rossi, inducendo la copolimerizzazione dei composti fenolici (antociani e flavani). 
    L’aggiunta di moderate e regolari quantità di anidride solforosa durante la conservazione del vino, fa sì che l’etanale sia generalmente presente sotto forma combinata con quest’ultimo composto (CH3-CHOH-SO3H), stabile in mezzo acido. Quando la vendemmia è stata solfitata fortemente, il tenore in etanale aumenta e può superare 100 mg/L, sotto forma combinata con l’anidride solforosa; la formazione di etanale è un mezzo di cui dispone il lievito per proteggersi contro l’effetto antisettico della SO2.
     

    I vini in cui il tenore molare in etanale è in eccesso rispetto a quello di SO2, quelli cioè in cui esiste dell’etanale libera, sono vini «svaniti»; basta una traccia di etanale libera perché si percepisca questo odore che ricorda la mela appena tagliata. Il carattere svanito scompare rapidamente per aggiunta di SO2 che combina l’etanale libera. Questo è uno degli obiettivi della solforazione (méchage) dei fusti di legno al momento dei travasi del vino.
    Oltre all’etanale, altre aldeidi sono presenti nel vino allo stato di tracce. In particolare, le aldeidi superiori possono far parte del bouquet di certi vini. l’azione di neutralizzazione e di appiattimento esercitata dall’anidride solforosa sul fruttato di certi vini bianchi si spiega con la combinazione di questo composto con la frazione aldeidica del bouquet.

    ACETALDEIDE: LIMITARLA SI PUÓ ?

    Odore di kerosene, olio minerale o gomma bruciata

    Le barriques, quando sono state ricondizionate, possono produrre determinati derivati fenolici che conferiscono questo odore caratteristico. Si rileva il m-etilfenolo a partire da 40 µg/L e i dimetossifenoli a partire da 400 µg/L. In altri casi, si tratta di aromi di riduzione che si sono formati una volta che il vino è stato imbottigliato, come nel caso del 1,1,6-trimetil-1,2-diidronaftalene (TDN) frequente in certi vini bianchi, come ad esempio il Riesling. Si rileva a partire da 20 µg/L. A volte anche il dietilsolfuro e l’etanotiolo presentano questo aroma. Accidentalmente e molto raramente, piccole quantità di gasolio agricolo si possono mescolare con la vendemmia dando origine all’odore di questa miscela di idrocarburi; con una soglia di rilevazione olfattiva che, molto probabilmente, è al di sotto dei 10 µg/L. Il tiofen-2-tiolo si rileva dall’odore di gomma bruciata a partire da 0,8 µg/L. Questi odori, eccezionalmente, possono anche provenire da vitispirani con odore di canfora.

    Odore di affumicato, farmacia, sudore di cavallo, cuoio, speziato o resinoso

    Questi odori sono difficili da descrivere, ma vengono identificati facilmente. In generale, si producono quando l’anidride solforosa è stata insufficiente e la frazione libera è presente al di sotto dei 15 mg/L.

    Gusto di vino vecchio

    Com’è noto, la temperatura ottimale di fermentazione, per ottenere vini con un giusto equilibrio aromatico, deve essere compresa fra i 15° ed i 20°C per i vini bianchi e fra i 25°-30°C per i rossi. Alte temperature di fermentazione possono favorire la formazione di notevoli quantità di esteri degli acidi succinico, malico e lattico, tipici dei vini vecchi. Tra questi composti il lattato di etile (presente in dosi elevate nei vini che hanno subito la fermentazione malolattica) non costituisce di per sé un fattore organolettico negativo, ma contribuisce significativamente ad annullare i caratteri di freschezza. Il lattato di etile occupa una posizione particolare.
    La formazione di questo estere è legata alla fermentazione malolattica in quanto la maggior parte dell’acido lattico è prodotta proprio in questo processo, in cui non si può escludere l’intervento di una esterasi di origine batterica. Il suo tenore aumenta nel corso dell’invecchiamento, per esterificazione chimica.
    Nel caso dei vini di Champagne che hanno subito la fermentazione malolattica, si sono osservati tenori che raggiungono 2 g/L in due anni, per diminuire in seguito durante l’invecchiamento sui lieviti. Il lattato di etile ha un odore che ricorda quello del burro, ovvero quello del latte inacidito; altri autori pensano che l’odore del lattato di etile sia stato confuso con quello di altri composti odorosi.

    Gusto di mandorle amare

    È dovuto all’aldeide benzoica che si rileva a livello di gusto a partire da 2-3 mg/L. Studiando i precursori di aromi esistenti nelle uve, si nota la presenza costante dell’aldeide benzoica nei vini, ma il tenore, alla conclusione della fermentazione alcolica dei mosti, non eccede mai 0,5 mg/L. Questo tenore può essere aumentato nei vini derivati da vinificazione per macerazione carbonica.

    Odore di geranio

    Si riscontra saltuariamente in vini addizionati di sorbito di potassio, additivo usato per i suoi effetti inibitori nei riguardi dei lieviti. È stato dimostrato che i batteri lattici ed in particolare il Leuconostoc oenos possono metabolizzare questo additivo con formazione di odore di geranio.

    Odore di muffa

    Da non confondere con l’odore di tappo. L’odore di muffa proviene generalmente dalle superfici con cui è stato in contatto il vino prima dell’imbottigliamento. È dovuto a varie sostanze prodotte da diverse famiglie di funghi che si sono “insediate” per mancanza di igiene nei serbatoi, botti, altri recipienti e condutture.

    Approfondimento collegato

    ODORE DI MUFFA

    Odore di muffa , da non confondere con l’odore di tappo, proviene generalmente dalle superfici con cui è stato in contatto il vino prima dell’imbottigliamento. E dovuto a varie sostanze prodotte da diverse famiglie di funghi che si sono “insediate” per mancanza di igiene nei serbatoi, botti, altri recipienti e condutture. E il caso dell’ ammuffito che si nota in vini invecchiati in barriques contaminate. Anche nei succhi d’uva derivati da uve nere e bianche alterate da diverse forme di muffa sono stati rinvenuti difetti dovuti al carattere fungino, di muffa o di terra. I microrganismi responsabili non sono stati sempre caratterizzati, ma un numero di riferimenti olfattivi ad essi conseguenti è stato evidenziato mediante GC-olfattometria ed alcuni composti volatili sono stati identificati. Alcuni alcoli e chetoni insaturi a 8 atomi di carbonio, come il 1-octene-3-olo, oppure 1’1-octene-3-one e il 2-octene-1-olo sono sistematicamente associati agli odori di fungo rinvenuti nelle uve colpite dalla muffa grigia. Altre sostanze chimiche responsabili di questo odore sono il 2,4-dicloro-6-metilanisolo, guaiacolo, 2-metilisorboneolo e determinati cresoli clorati.
     

    Questi composti sono i metaboliti di numerose specie fungine e sono prodotti della degradazione degli acidi grassi insaturi
     

    Altri composti, dotati di strutture complesse e tutti caratterizzati da note di canfora e di terra, sono stati evidenziati nelle uve sia bianche che nere vendemmiate dopo uno sviluppo aerobico importante di Botrytis cinerea. Il 2-metilisoborneolo, fra i composti identificati a odore terroso, sembra essere la principale fonte del difetto di muffa delle uve nere colpite, sovente nel cuore del grappolo, dalla muffa grigia. Numerosi fra i costituenti citati vengono degradati nel corso della fermentazione alcolica in composti molto meno odorosi. Così l’ 1-octen-3-one viene ridotto in 3-octanone, la cui soglia di percezione è 1000 volte meno odorosa grazie all’attività enone-riduttasi del lievito.
     

    Il 2-metil-soborneolo viene degradato così rapidamente da non inquinare l’aroma del vino. Per contro nei vini Pinot nero risultano stabili nel corso del tempo alcuni composti dal forte odore di humus e di canfora, percepibili soprattutto per via retronasale. Questi difetti evidenziano, quando le condizione climatiche durante la maturazione sono sfavorevoli, la comparsa nei vigneti di nuove forme di muffa, con delle conseguenze organolettiche più o meno importanti.

    Sapore stitico

    È un sapore metallico ed astringente al tempo stesso, dovuto a un eccesso di rame o zinco e, in minor misura, a un eccesso di ferro. In genere lo presentano vini semplici, poco curati o a cui è stato aggiunto solfato di rame per eliminare i difetti di ridotto.

    Odore o gusto di plastica

    È dovuto al contatto del vino con materiali plastici non adeguati per uso alimentare. In altri tempi era frequente rilevarlo in vini che erano rimasti in serbatoi di polistirolo. Le sostanze responsabili più frequentemente riscontrate sono state lo stirolo, che si percepisce olfattivamente a partire da 50 µg/L, l’acrilato di butile e l’etilbenzene.

    Gusto di topo («mousy»)

    Questo difetto olfattivo dà effettivamente un odore che ricorda il topo. Esso è stato osservato nei vini mal conservati e, in particolare, insufficientemente solfitati; per questa ragione, senza dubbio, si relega il «gusto di topo» nei difetti di ossidoriduzione. Il «gusto di topo» corrisponde a un’autentica puzza che si avverte al termine della degustazione e sembra dovuta a dei prodotti poco volatili.

    Approfondimento collegato

    GUSTO DI TOPO

    Gusto di topo “mousy wines” , questo difetto olfattivo dà effettivamente un odore che ricorda il topo. Esso è stato osservato nei vini mal conservati e, in particolare, insufficientemente solfitati; per questa ragione, senza dubbio, si relega il «gusto di topo» nei difetti di ossidoriduzione. 
    Il «gusto di topo» corrisponde a un’autentica puzza che si avverte al termine della degustazione e sembra dovuta a dei prodotti poco volatili. La si distingue più agevolmente dopo avere bagnato le dita nel liquido contaminato e dopo averle lasciate asciugare. L'odore compare qualche tempo dopo l’evaporazione.
    È stata formulata l’ipotesi che i lieviti del genere Brettanomyces potessero giocare un ruolo nella comparsa di questo difetto. Benché il loro intervento nel «gusto di topo» non si possa escludere, oggi è noto che questi lieviti di contaminazione intervengono soprattutto nel carattere «fenolico» dei vini rossi, risultato della trasformazione degli acidi cinnamici in etilfenoli, dotati di un odore sgradevole che evoca il cavallo e la scuderia.
    Sembra ammesso che i batteri lattici siano i principali microorganismi implicati nel «gusto di topo», si tratta in particolare dei lattobacilli (L. hilgardii, L. brevis, L. cellobiosus). Heresztin (1986) collega questo difetto olfattivo alla presenza di due isomeri di funzione (I e II), tautomeri l’uno in rapporto all’altro del 6-acetil-1,2,3,4-tetraidropiridina (ATHP) la cui soglia di percezione nell’acqua è molto bassa e si situerebbe nei dintorni di 1,6 µg/L.

    Questo composto nasce in seguito alla reazione di Maillard partendo da un composto di Amadori formato dal glucosio e dalla prolina. Con un pH acido del vino, la reazione è lenta. Si rileva postgusto dal momento che questo composto per essere volatile deve avere un pH neutro. Il suo limite olfattivo nel vino gira intorno ai 10 µg/L. E stato rilevato fino a 106 µg/L.

     

    Questi composti sono stati rilevati anche in alimenti e bevande che hanno subito trattamenti termici, come prodotto della reazione di Maillard tra aminoacidi e zuccherì. È ipotizzabile quindi che la formazione dei derivati piridinici in vini alterati avvenga attraverso una via biosintetica analoga alla reazione di Maillard. Recentemente si è dimostrato che la biosintesi di questi composti supporrebbe delle condizioni del mezzo abbastanza restrittive con la presenza indispensabile di etanolo e di lisina.

    Odore latteo e di burro

    È ciò che viene chiamato odore chinonico. Poco frequente, causato dalla presenza di acetoina e/o diacetile (2,3-butandione) e anche, eccezionalmente, il 2,3-butandiolo quando si trova in quantità elevate, superiori a 1 g/L. Appaiono come conseguenza di una contaminazione da Saccharomycodes ludwigii o Schizosaccharomyces pombe, tipica di zone calde e in mosti eccessivamente solfitati.
    Anche in fermentazioni malolattiche prodotte da batteri dei generi Pediococcus e Lactobacillus che degradano l’acido citrico. Il limite olfattivo del diacetile si colloca intorno a 5 mg/L. Nei vini bianchi un 50% dei consumatori non rileva questi livelli. A 10 mg/L solo un 10% non li rileva. Nei vini rossi bisogna arrivare fino a 30 mg/L affinché venga rilevato da un 80% dei consumatori. Tra 2 e 4 mg/L ricorda l’aroma delle noci, caramello o lievito. Tra 5 e 14 mg/L, burro.
    La presenza di per sé stessa di diacetile, ciononostante, non significa che si possa rilevare dal punto di vista olfattivo o che sia un difetto.

    Gusto di cemento

    Dovuto al contatto del vino con serbatoi di cemento o rivestiti di piastrelle vetrificate. A volte si mescola con un certo tono di ammuffito quando si tratta di serbatoi che hanno impiegato molto tempo per asciugarsi dopo il lavaggio e prima di essere utilizzati.

    Odore di colla

    Il responsabile di questo odore è l’acetato di etile. In genere si verifica in vini a bassa acidità totale e moderata-alta acidità volatile. Una contaminazione da Torulopsis stellata giustifica la sua comparsa. Non è un difetto frequente.
    Alcuni Paesi, come la Svezia, limitano il suo contenuto nei vini fino a un massimo di 120 mg/L. La soglia sensoriale è superiore (160-180 mg/L). Praticamente tutti i vini rossi presentano contenuti diversi di questa molecola, anche se sempre a valori molto bassi, di meno di 80 mg/L.

    Gusto di luce (goût de lumière)

    È un difetto oggi poco frequente, per fortuna. Molto noto è stato il caso degli Champagne che avevano il “goût de lumière”.

    Gusto di sapone

    Alcuni acidi grassi superiori (da C8 a C18) appaiono nei vini come un disturbo del metabolismo di determinati microrganismi presenti durante le varie fasi della vinificazione. I più frequenti sono l’acido decanoico, o acido caprico e il suo derivato, il caproato di etile.

    Gusti erbacei

    In genere appaiono come conseguenza di un processo di vinificazione mal realizzato. Nel processo di ottenimento del mosto, se l’uva si macera per molto tempo per estrarre un maggiore contenuto aromatico e, soprattutto, se è poco matura, si corre il rischio di estrarre sostanze contenute nella buccia dell’uva e nel grappolo che conferiscono questo sapore al vino.
    Si verifica anche in processi di pigiatura violenti o con eccessiva pressione, uva nera fermentata senza diraspatura, ecc. Il componente più frequente (se ne conoscono più di 6) e significativo è il trans-2-esanale prodotto per ossidazione enzimatica in tre fasi, dall’acido linolenico. Concentrazioni superiori a 500 mg/L si rilevano facilmente nel gusto. L’esanolo, anch’esso presente, si rileva a partire da 3 mg/L.

    Gusto di erba aromatica

    È un gusto poco frequente che appare a volte nei vini bianchi centroeuropei ottenuti con uve di vigneti che hanno subito uno stress idrico in concomitanza con livelli molto bassi di azoto. La molecola responsabile è il 2-aminoacetofenone che nasce a causa di una rottura dell’anello indolico del suo precursore, l’acido indolacetico.
    A volte si nota analogamente un finale in bocca leggermente astringente. In questo caso la molecola responsabile può essere il sorbato di etile, proveniente da una reazione poco frequente tra l’acido sorbico e l’etanolo.

    Terra umida, carta, cartone

    Difetto oggigiorno poco frequente. Causato sempre da mancanza di igiene nella cantina. Alcuni fogli del filtro se non sono stati precedentemente lavati con acqua e acido citrico possono conferire al vino filtrato un gusto di carta.

    Putrido

    Si nota in alcuni vini generalmente rossi che hanno effettuato la fermentazione malolattica con batteri produttori di ammine biogene. Tali ammine biogene provengono dalla decarbossilazione enzimatica di determinati aminoacidi. La cadaverina (1,5-diamminopentano) e la putrescina (1,4-diamminobutano) sono i principali composti responsabili. Entrambi sono abbastanza volatili e si rilevano olfattivamente a concentrazioni superiori ai 20 mg/L. Da un 30% a un 65% dei consumatori non li rilevano.

    Cera d’api

    Pochissimo frequente, appare come conseguenza di anomalie fermentative. I principali composti responsabili di questo aroma sono:

    Amaro

    La malattia “dell’amaro” è dovuta, a quanto pare, a una contaminazione del vino da parte di vari microrganismi (Bacterium amaracrylus, Lactobacillus brevis, Lactobacillus buchneri) che degradano il glicerolo formando acroleina e questa, a sua volta, per condensazione, si combina con determinati tannini a formare una sostanza amara. È quindi abbastanza difficile trovare acroleina libera nei vini. Esistono inoltre dati relativi al fatto che alcuni Brettanomyces sintetizzano tetraidropiridina, dal sapore amaro.

    Empireumatico

    Questo tipo di odore (carne bruciata, unghia o corno bruciato) è attribuito al 2-metil-3-furanotiolo.

    La tabella riepilogativa

    Tutti i difetti, in sintesi, nella tabella riepilogativa dei difetti olfattivi.

    Approfondimento collegato

    Tabella Riepilogativa Difetti Olfattivi
     OdoreMotivo
    Sulfureo Zolfo cattiva gestione del processo di solfitazione,
    Uova marcePresenza di idrogeno solforato – presenza di acido solfidrico o sue combinazioni – contatto eccessivo del vino su fecce, aggiunta di dosi eccessive di anidride solforosa, uso di fungicidi e insetticidi nel vigneto.
    Agliaceo, cavolo, mais in scatolaDa idrogeno solforato per la combinazione con l’alcol in ambiente ridotto e a contatto con fecce, oppure a causa di mosti mal svinati.
    CipollaEccesso di mercaptani o tioli, dovuto ad aggiunta di dosi troppo elevate di anidride solforosa in combinazione con poca aerazione del vino.
    RidottoLeggera presenza di idrogeno solforato, mercaptani di tiolo, solfuri, feccino. Eccessiva privazione dell’aria, esposizione alla luce non filtrata da bottiglie scure.
    Ossidato (mela stramatura e noce)Ossidazione naturale del vino (formazione di acetaldeide) dovuta ad avanzato invecchiamento o a cattiva gestione dell’ossigeno.
    SvanitoFormazione di acetaldeide, a causa di botti scolme o eccessivo arieggiamento.
    Acetoso, spuntoPresenza di acido acetico e/o acetato di etile oltre certi limiti.
    RancidoFermentazione batteriche (brettanomyces).
    PutridoPermanenza su fecce in decomposizione.
    PungenteEccessiva presenza di alcoli superiori ma anche di esteri.
    Caseario, latticoPer fermentazioni batteriche, per esempio batteri lattici.
    FenicoUva alterata da attacco fungino (muffa grigia).
    PeperoneMancanza di maturità di alcuni vitigni (Cabernet, Merlot, Sauvignon) con eccessiva presenza di metossipirazine, che rendono l’odore monocorde.
    GeranioDegradazione dell’acido sorbico da parte dei batteri lattici.
    Mandorla amaraFormazione di benzaldeide oltre certi limiti che rende l’odore monocorde.
    Foxy, volpinoUve da vite americana o da ibridi produttori diretti.
    Erbaceo/
    vegetale
    Sciatta gestione della vinificazione (cattiva diraspatura, non maturità delle uve, pigiatura poco fine, forte torchiatura).
    Legno verdeBassa qualità delle botti (stagionatura delle assi insufficiente o mal condotta, legno proveniente da alberi troppo giovani).
    Farmaceutico, antibiotico, tinturaFormazione di vinilfenoli e vinilguaiacoli.
    Stalla, sudore di animalePresenza di etil-4-fenolo da fermentazione con batteri Brettanomyces che, sotto una certa soglia, è assimilabile alla nota di cuoio.
    Idrocarburi, petrolioUva, mosto o vino contaminati da sostanze estranee e nocive.
    Sapone, grasso, candela, paraffina, lisciviaPresenza di acidi grassi, ad esempio acido caprico e decanoico e loro esteri.
    IodioPresenza di marciume non nobile sulle uve.
    MetalloPresenza di ferro, zinco o rame.
    Botte, fusto, legno, seccoContatto non positivo con il legno di botti mal conservate.
    BruciatoEssiccazione mal condotta delle doghe delle botti, effettuata al fine di aromatizzare il legno.
    TappoNella maggior parte dei casi è dovuto al tricloroanisolo (o TCA) prodotto dal fungo installatosi fra le cellule del sughero; si presenta con gusto di muffa. Può manifestarsi con gusto di acqua marcia (bassa qualità della materia prima, difettosa essiccazione delle plance di sughero) e con odori di solventi e fumo (tappo non impermeabile, detto anche “pizzicato”, che favorisce lo sviluppo di muffe e batteri).
    Muffa, marcioBotti o vasche mal conservate, cattiva igiene in cantina. Le molecole odorose responsabili di questi sentori sono prodotte da microrganismi.
    Terra umida, con nota muffitaUva sporca di terra, contaminazioni da muffe.
    TopoPresenza di acetamide e anche di etilfenoli.
    PlasticaPresenza di stirene.
    CartaMateriali filtranti non depurati bene.
    Solvente, vernice, collaPresenza elevata di alcoli superiori ed esteri (tra cui l’acetato di etile) dovuta a eccessive acidità volatile ed esposizione all’aria e a poca igiene dei contenitori e della cantina.

    Voci del glossario

    Esplora il Glossario Vitivinicolo

    Scopri i termini e le parole del mondo del vino nel nostro glossario dedicato al Metodo Classico.

    Vai al Glossario

    Scopri la Carta Etica

    Il nostro impegno per la qualità e la sostenibilità si riflette in ogni aspetto della produzione.

    Leggi la Carta Etica